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Elena Proietti, da arbitra ad assessora: «Mi vedono bionda e pensano che sia stupida. In politica solo per far crescere Terni»

Elena Proietti, da arbitra ad assessora: «Mi vedono bionda e pensano che sia stupida. In politica solo per far crescere Terni»
di Giuliana Scorsoni
5 Minuti di Lettura
Sabato 23 Luglio 2022, 13:52

Se la chiamate assessora non si girerà mai. Provate con Elena, potreste avere più successo. Elena Proietti, classe 1987, assessora con deleghe allo sport, pari opportunità, decentramento, turismo e marketing territoriali è un vulcano biondo in eterno movimento. Lo sguardo vivace, il sorriso accattivante. La mano la stringe con vigore, guardandoti dritto negli occhi. La sua stanza, al quinto piano della nuova sede comunale di Corso del Popolo, è un tripudio di colori.

Maglie di atleti di vari sport sono attaccate ovunque. Piante gigantesche accolgono il visitatore come se si fosse in un giardino d'inverno e di visitatori, la dottoressa Proietti, ne ha a iosa. In paziente attesa c'è un cantante ternano che le ha scritto una canzone “Mentre andavo in bicicletta”. “Che devo fare? - esclama sorridendo la Proietti - non metto filtri, non faccio sbarramenti, ricevo chiunque mi voglia parlare”. Si può dire che il “potere” non le ha dato alla testa? “Ma quale potere? Sta scherzando? Lavoro per la mia città e per il futuro di mio figlio Filippo – dichiara con foga, mentre indica con la mano il ponte bianco sul fiume Nera su cui si affaccia il suo ufficio – quelli della mia generazione se ne sono quasi tutti andati via. Sono rimasta per vedere crescere Terni, perché si parli di Terni fuori dalla sua Conca. Voglio vedere il risultato, per questo non mollo. Mi sento responsabile dei miei cittadini, se posso dare una mano a chi si presenta qui faccio di tutto. Non vivo di politica, la faccio per passione”. Si vede. Gesticola, si infervora. Parla dei suoi progetti, passati, presenti e futuri. Dei successi e degli insuccessi, che bruciano. Ascolta solo sua madre, il suo faro. “Nei momenti di sconforto corro da lei che trova sempre la parola giusta!”. A questa grande donna, tra pochi giorni, le tributerà un grande omaggio: “Sto per ottenere la possibilità di aggiungere il cognome di mamma al mio: Trotti!"

 Come detentrice della delega alle pari opportunità è un simbolo potente. “In realtà è un omaggio anche a nonno Elvidio” (che è anche il secondo nome del figlio Filippo). I nonni, grandi presenze nella vita di Elena. “Nonno Ferdinando (n.d.r. da parte del babbo) è quello che mi ha coinvolta nella storia politica del nostro paese. Un grande socialista, che mi rinfacciò fino alla fine dei suoi giorni di averlo fatto votare MSI! Nonno non è più il movimento sociale”. Ma lui ribatteva che era uguale. Si fece portare in sedia a rotelle a votarla alle regionale del 2019. Morì dopo 4 giorni. Si può dire che fu quello che la iniziò alla carriera politica? “Si, forse le radici di questa passione sono nate da quelle chiacchierate”. Poi c'è stato il professor Baldassarre e la prima esperienza in circoscrizione e, infine, la spinta data dagli amici marchigiani Andrea Putzu e Francesco Acquaroli, consigliere e presidente della regione Marche che l'hanno fatta tentare le comunali del 2018. “E' nato tutto per caso, molto velocemente. Provarci, perché no? La foto della campagna elettorale me l'ha scattata mia sorella Elisa con il cellulare, nella lavanderia!”.

Ancora le brillano gli occhi al ricordo di quella tornata elettorale. “Andai a letto alle 5 del mattino. Ero rappresentante di lista alla Aldo Moro. Dopo neanche due ore il cellulare comincia a squillare. Corri mi urlano, stai andando alla grande! Prima tra le donne e chi se la dimentica più quella emozione!”. La proclamazione e l'immediata chiamata del Sindaco Latini: assessora. “Ho pensato fosse uno scherzo. Lo ammetto, all'inizio ho avuto paura, ma gli amici marchigiani mi hanno incoraggiato e supportato: mettici il tuo impegno, la tua serietà, la tua tenacia e non potrai sbagliare e così ho accettato”. Tutte caratteristiche che nascono dal suo passato da sportiva: 18 anni come giocatrice di pallacanestro in serie B, con la mitica Leo di Segoni; 17 come arbitro di calcio. “Ho iniziato a 15 anni. Ricordo come ora la prima partita: Campitello contro GRS. Ero timidissima, mi sentivo osservata da tutti, ma mi passò velocemente, assegnai dopo dieci minuti un rigore in favore del Campitello ed espulsi l'allenatore della Gsr!”. Come si dice: un inizio con il botto. Sembrerebbe un “maschiaccio”, ma ha anche suonato il piano per dieci anni con il compianto maestro Corrado Fredrighi. La frase che più le fa venire l'orticaria è: “Per essere una donna sei brava. Ma che significa?” quasi urla. “Lo so, la prima cosa che vedono è il “biondo”. Biondo uguale stupida. Che fatica. Sono stereotipi che ci sono e ci saranno ancora, ma alla fine ho imparato ad andare oltre, a non farmene un problema”.

Così come ha imparato a convivere con la solitudine. “Oltre la famiglia è difficile trovare un uomo che mi stia accanto, un compagno che mi supporti, che capisca fino in fondo il tipo di vita caotico che questa carica comporta. Nasce spesso la competizione”. Vorrebbe essere per suo figlio una madre “migliore”. “Ho un gran senso di colpa nei confronti di Filippo – sussurra abbassando lo sguardo – sono sempre in giro. Domenica scorsa, quando mi sono alzata alle 5 per andare a Milano alla convention di Fratelli d'Italia, sono entrata nella sua stanza per dargli un bacio. Lui aprendo gli occhi mi ha chiesto di sdraiarmi vicino a lui un pochino. Negargli quell'abbraccio è stato devastante”. Lo sguardo si vela. E' umana l'assessora Elena Proietti, ma non chiedetele di fare la spesa, o cucinare: “Zero – esclama – non sono una casalinga disperata!”. Evviva.

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