Opera del Duomo, dimissioni in blocco
si va verso il commissariamento

Sabato 31 Ottobre 2020 di Monica Riccio

 ORVIETO La crisi che si è aperta ormai da mesi all’interno del consiglio di amministrazione dell’Opera del Duomo di Orvieto, nei giorni scorsi è sfociata inevitabilmente nelle dimissioni in blocco di cinque dei sette consiglieri in carica. L’attuale cda, insediatosi lo scorso 29 agosto, secondo quanto si apprende sarebbe caduto sotto i colpi di una diatriba, nemmeno poi troppo celata, tra forze laiche e ecclesiastiche, un braccio di ferro che fin dall’inizio del mandato, avrebbero puntato, grazie a prove di forza e cavilli vari, alla invalidazione delle nomine. Secondo quanto scritto nello statuto sono sette i consiglieri che siedono nel cda – in carica un triennio - due di nomina curiale, cinque di nomina laica attualmente espressi dal Ministero dell’Interno “sentito il vescovo”. Su questa frase, ma non solo, pare sia stato costruito l’ariete che avrebbe fatto crollare il cda in carica. In arrivo dal precedente mandato triennale scaduto nel maggio 2020, a fine agosto era stato riconfermato presidente dell’Ente il dottor Gianfelice Bellesini, ex prefetto. La sua investitura è stata però avallata solo con i voti dei consiglieri “laici” ovvero l’avvocato Sandro Carlo Fagiolino, l’ingegner Francesco Longhi, l’architetto Bruno Mazzone, l’ex colonnello dei Carabinieri Fernando Sanzò, e di fronte alle astensioni dei due consiglieri di nomina vescovile, il professor Giuseppe Maria Della Fina, direttore del Museo “Faina”, e don Francesco Valentini. Fin da subito il neonato cda è finito sotto la lente della parte ecclesiastica sia per non essere stato del tutto creato “sentito il vescovo”, formula che una sentenza del 2017 emessa dal Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana aveva interpretato come “d’intesa con il vescovo”, sia perché, a quanto pare, due dei consiglieri non presentavano uno dei requisiti necessari ad essere nominati, ovvero la residenza in uno dei comuni del comprensorio orvietano. La prova di forza sferrata dalle correnti ecclesiastiche avrebbe finito dunque per mettere sotto scacco Bellesini; il primo a dimettersi è stato l’architetto Mazzone seguito dall’ormai ex presidente e dagli altri tre consiglieri che, nei giorni scorsi, hanno gettato la spugna. A questo punto è più che mai necessario che si giunga al più presto alla nomina di un cda, stavolta condiviso, che traghetti verso la serenità decisionale l’Ente e lo sblocchi dall’ingessatura in cui è caduto in mancanza dei propri vertici, un nuovo cda concertato insieme al nuovo vescovo della Diocesi, monsignor Gualterio Sigismondi. C’è da rilevare però che seppur lo Statuto dell’Opera del Duomo, approvato anche dal Ministero dell’Interno nel 2008, voglia che a guidare la Fabbriceria sia un cda nominato “d’intesa con il vescovo”, fu Papa Martino V, che nel 1420 consegnò proprio alla città, e non al clero, la gestione patrimoniale e la cura della Cattedrale.

 

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