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Due anni senza Flavio e Gianluca, uccisi dal metadone. Il dolore delle mamme: "A Terni comanda l'omertà"

Due anni senza Flavio e Gianluca, uccisi dal metadone. Il dolore delle mamme: "A Terni comanda l'omertà"
di Nicoletta Gigli
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 6 Luglio 2022, 01:50 - Ultimo aggiornamento: 13:07

TERNI - Un dolore inconsolabile, che spacca il cuore. Che non conosce date su un calendario con i giorni scanditi dall’assenza di quei due figli di 14 e 15 anni scivolati dal sonno alla morte in un notte di luglio dopo aver assunto il metadone comprato da un tossicodipendente che lo aveva in casa legalmente per curarsi.

Per Silvia e Maria, appena tornate in città dopo un pellegrinaggio a Medjugorje, un altro anniversario per ricordare i figli Flavio e Gianluca. Domani pomeriggio, alle 18, a due anni dalla scomparsa, i due inseparabili amici saranno ricordati con una messa in Duomo.

“Inutile anche lamentarsi - dice Silvia - Terni è una città senza sensibilità, dove comanda l’omertà. Per tentare di  “ripulirla” abbiamo coinvolto la squadra di rugby di Flavio e la Ternana calcio, abbiamo portato qui don Antonio Coluccia, il prete che ogni giorno, nel quartiere romano di San Basilio, rischia la vita per salvare i ragazzi finiti nel tunnel della tossicodipendenza e nelle mani della criminalità organizzata. Abbiamo avuto risposte? Purtroppo no. Flavio e Gianluca sono stati vittime di un omicidio alla presenza di un gruppo di giovani che, se avessero dato l’allarme e chiamato i soccorsi, avrebbero potuto salvarli tutti e due”.

Anche Maria abbraccia un dolore senza fine e si interroga pensando ad altre famiglie: “Un dolore che non si può spiegare. Per mio figlio Gianluca non possiamo fare più niente, solo andare a trovarlo al cimitero - dice - ma siamo pronte a fare qualcosa per i tantissimi altri giovani finiti nel tunnel nella droga anche in tenera età”.

Il processo per la morte di Flavio e Gianluca si era chiuso a marzo 2021 con la condanna di Aldo Maria Romboli, accusato di “morte come conseguenza di altro reato” e di tre episodi di spaccio di stupefacenti, a 7 anni e due mesi di carcere. L’accusa sostenuta in aula dal pm, Raffaele Pesiri e dal procuratore, Alberto Liguori, aveva chiesto 18 anni di carcere ridotti a 12 anni per la scelta di Romboli di essere processato col rito abbreviato.

Il 42enne, dopo due mesi trascorsi in cella a Sabbione, è agli arresti domiciliari in una comunità terapeutica per tossicodipendenti.

Il dramma di due amici poco più che bambini che hanno pagato con la vita l’ebbrezza di assumere metadone convinti che fosse codeina, è un tarlo per il procuratore, Alberto Liguori. Che ogni volta che parla dell’emergenza droga sottolinea l’impotenza e l’amarezza: “Da qui a breve l’assassino ce lo ritroveremo al Serd di Terni perché la procura, per ragioni normative, non ha potuto impugnare la sentenza di primo grado. Alla vigilia dell’ennesimo anniversario dell’addio a Flavio e Gianluca abbiamo solo registrato un’intensificazione dell’attività repressiva, ma un’azione preventiva è lontana a vedersi”. Per  Liguori “gli arresti testimoniano che la droga continua a fare compagnia ai giovani ternani. Non spetta all’autorità giudiziaria interrompere il flusso, la magistratura reprime ma non bonifica e mi auguro che su questo aspetto una riflessione venga avviata, almeno in occasione dell’anniversario del triste evento”.

Silvia e Maria, strette dentro al loro dolore, ribadiscono di essere “a completa disposizione di chi avrà intenzione di fare qualcosa di concreto per salvare dal tunnel altri ragazzi”.

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