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Drogata e stuprata a 18 anni, i sequestratori chiedono di tornare liberi per la Festa della donna

Drogata e stuprata a 18 anni, i sequestratori chiedono di tornare liberi per la Festa della donna
di Egle Priolo
3 Minuti di Lettura
Giovedì 3 Marzo 2022, 09:43

PERUGIA - Se i tre uomini - accusati di aver fatto diventare un incubo di droga, botte e violenze un passaggio per Firenze chiesto da una diciottenne – vedranno ridimensionare le misure cautelari disposte dopo la denuncia della giovane , lo deciderà il tribunale del Riesame il prossimo 8 marzo. Il giorno della Festa della donna.

Un paradosso che, anche solo a ripetere le accuse, renderà proprio quella giornata determinante. Perché i tre uomini, tra i 25 e i 34 anni, tutti di origine albanese, difesi dagli avvocati Vincenzo Bochicchio, Cristina Zinci e Antonio Perticaro, spiegheranno ai giudici del Riesame che le parole della diciottenne - che ha raccontato di essere stata praticamente sequestrata, costretta a ingerire droga e alcol e poi violentata da due persone (una ancora da identificare) – sono inattendibili. I tre uomini, fermati dalla polizia dopo che la giovane Monia (nome di fantasia) li ha riconosciuti attraverso le foto segnaletiche, infatti negano ogni addebito e sono pronti a contestare tutta la ricostruzione della ragazza, trovata in lacrime in mezzo alla strada del Pantano dopo ore di violenze e abusi. Violenze e abusi che – come riportato nell'ordinanza del gip Margherita Amodeo – sarebbero stati però confermati dai risultati delle visite in ospedale, con segni «perfettamente compatibili con la dinamica dei fatti». Monia, infatti, è stata prima visitata e poi ricoverata per quasi due giorni nel reparto di Ginecologia e ostetricia del Santa Maria della misericordia, per essere poi trasferita in un posto tranquillo dove riprendersi da quelle ore che racconta come un incubo.
In una ricostruzione per cui il pm Mara Pucci parla di sequestro di persona e violenza sessuale aggravata «per aver commesso il fatto in cinque persone riunite e per approfittato di circostanze di luogo e di persona tali da ostacolare la pubblica e privata difesa, ovvero attirando in luogo isolato la vittima, in evidente condizione di inferiorità psicologica in ragione del numero e della preponderante forza fisica degli autori».
Intanto proseguono le indagini da parte della squadra mobile di Perugia, diretta da Gianluca Boiano, anche per rintracciare le altre due persone ancora non identificate, i due uomini che hanno preso Monia a casa a Castiglion Fiorentino con la promessa di accompagnarla a Firenze dove prendere un treno per Bergamo (dove è residente) e invece l'hanno portata a Perugia in una casa isolata nella zona del Pantano. Da cui, dopo la violenza di due uomini, la costrizione a sniffare cocaina e bere alcol, lei ha detto di essere riuscita a scappare brandendo un grosso coltello e provando a incendiare la cucina, prima di riuscire a chiamare la polizia. Una versione che lei dovrà ripetere nel corso dell'incidente probatorio che le difese hanno intenzione di chiedere: un modo per cristallizzare le accuse che loro adesso puntano a demolire.

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