Danno all'immagine,
la Federcalcio processa Repace

Stefano Palazzi capo della Procura federale della Federcalcio
di Luca Benedetti e Italo Carmignani
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Domenica 10 Aprile 2016, 16:59 - Ultimo aggiornamento: 18:33

PERUGIA Con poche righe pesanti come pietre, la Corte d'appello Federale della Federcalcio dice che il caso Repace per la parte archiviata e sospesa, deve essere riaperto. E così la grande sfida della giustizia sportiva sulla costruzione del campo federale di Prepo, non lascia. Raddoppia.

Il comunicato della Federcalcio spiega: «La Corte d'Appello Federale a sezioni unite ha disposto la riapertura del procedimento con ordinanza interlocutoria 
con conferma della sospensione dei termini...». 
Significa che la procura guidata da Stefano Palazzi ha ottenuto che il caso su una parte del deferimento del presidente della Federcalcio umbra, Luigi Repace, faccia il suo corso e non si interrompa la prescrizione in attesa che venga definito il processo penale vicenda.

Significa che la contestazione di danno all'immagine per come è stata gestita la vicenda del campo federale di Prepo costruito con i soldi della Regione e passato, tra l'altro, per gli stato di avanzamento dei lavori ritenuti fasulli dalla Procura penale, è ancora in piedi. Si torna al punto di partenza di una fetta del 
processo sportivo. La parte conclusa era arrivata all'inibizione di quattro mesi (da luglio 2015) per il presidente e altre condanne per i membri del direttivo 
coinvolti nella vicenda.

Palazzi nel deferimento di Repace era stato chiaro perché il presidente del Cru «avrebbe posto in essere comportamenti non conformi alle buone regole di gestione del finanziamento ottenuto dalla Regione Umbria per la realizzazione di un impianti sportivo, quali la disordinata e carente tenuta della contabilità nonché l'utilizzo dei fondi per scopi diversi al momento della effettiva erogazione e comunque non attinenti allo scopo vincolato per il quale era stato concesso, tutti comportamenti da considerarsi fra loro collegati e finalizzati unitariamente all'irregolare ottenimento dei fondi ed irregolare utilizzo degli stessi, procurando così un danno all'immagine della struttura federale 
interessata ed esponendola al rischio di ripetizione del contributo ottenuto». Repace si è sempre difeso: «Lavori fatti, tutto a posto». Ma non è bastato.

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