«Dalle canne alle droghe sintetiche il mercato di Terni è in mano ai pusher africani»

Sabato 14 Settembre 2019 di Nicoletta Gigli
«Mi hanno aiutato i guai giudiziari. E' stata una fortuna che mi abbiano arrestato sennò non so come sarebbe finita». Francesco, ternano, ha 24 anni ma sembra un ragazzino. Alla Comunità Incontro arriva 18 mesi fa, quando preferisce scontare la condanna a oltre tre anni di reclusione per spaccio di stupefacenti a Molino Silla invece che nel penitenziario di Sabbione. Come Valentina, Alessia e Andrea anche lui, con un passato da consumatore e da pusher incallito, ripercorre gli anni cancellati dallo sballo. «Ho iniziato a 14 anni con la marijuana, per provare. Comprai la mia prima canna in centro, ero con un mio amico e ce l'ha veduta un ragazzo di colore». Il fumo non gli basta più. Francesco passa all'Md, alla cocaina, all'eroina, al metadone. «Io mi rifornivo sempre a Terni dagli africani - racconta. Per quel che ho visto sono certo che il traffico gestito dai pusher di colore non si fermerà. Per uno che va via ne vengono altri tre, i neri che vivono qui solo per spacciare sono tantissimi. Stroncare definitivamente questo giro sarà impossibile». Francesco, ormai nel tunnel della dipendenza, diventa facile preda di chi ha bisogno di facce pulite per piazzare la droga. La sua è una di quelle: «Spacciavo erba e cocaina dove capitava. Per strada o in discoteca, la vendevo a chiunque. Ormai la usano tutti la droga, la consuma gente di ogni età e classe sociale. Dove vai la trovi. Per scelta però non ho mai venduto sostanze ai minorenni». Ben presto Francesco finisce in un giro più grande di lui ed è allettato perché incassa cifre importanti: «Un periodo guadagnavo 7, 8mila euro al mese - ammette - se non fosse successo quello che è successo forse ci sarei ancora dentro a questo giro». Francesco incappa in una delle tante operazioni dell'antidroga contro il traffico di droga e questa circostanza gli cambierà la vita. «Maledicendo quell'operazione oggi devo ringraziarla. Da solo non ce l'avrei fatta a lasciare quell'ambiente e a venire in Comunità. Non mi sarei goduto nulla, avrei continuato solo ad essere schiavo, delle sostanze e dei pusher. Si inizia sempre per divertimento ma poi ti rendi conto che perdi la libertà, non vivi più, diventi un automa. Non capisci che ti rovini la vita». I suoi genitori gli stanno molto vicino e in passato non si erano accorti di nulla. «Qualche volta mi vedevano strano ma non sapevano in che situazione fossi finito. L'hanno capito quando si sono ritrovati la polizia in casa per arrestarmi». L'ingresso in Comunità e la necessità di rispettare regole ferree dopo una vita sbandata non è semplice: «All'inizio lotti con te stesso, ti rendi conto di mandare all'aria le emozioni ma poi capisci che c'è solo una scelta da fare. E che devi farla convinto, per poterti riprendere in mano la tua vita. Ripenso a quegli anni di puro schiavismo in cui era un problema anche fare la vacanza e so che ora mi sento bene. Spero di poter uscire presto, di trovare un lavoro». La situazione di salute di Francesco è diversa rispetto a quella degli altri ragazzi che hanno raccontato le proprie storie. Lo conferma la responsabile dell'equipe multidisciplinare di Molino Silla, Tania Fontanella: «Quello di Francesco è un caso clinico di doppia diagnosi. Accanto alla tossicodipendenza c'è un disturbo di personalità. E' una di quelle situazioni che vanno trattate anche con i farmaci. In un processo di cambiamento significativo questi ragazzi vanno trattati anche con psicoterapia. Sono casi sempre più in aumento. Le droghe sintetiche chimiche modificate nei laboratori purtroppo causano disturbi talmente importanti che richiedono l'uso del farmaco per il recupero globale della persona».
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