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Cristina Donà: «Al Teatro Romano
un concerto in armonia col Genius
loci». al Gubbio Oltre Festival

Cristina Donà: «Al Teatro Romano un concerto in armonia col Genius loci». al Gubbio Oltre Festival
di Michele Bellucci
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 17 Agosto 2022, 17:04

GUBBIO - Questo sabato andrà in scena l'ultimo atto dell’ottava edizione del Gubbio Oltre Festival, che dalla seconda metà di luglio ha proposto vari concerti e iniziative a sfondo musicale nella Città dei Ceri: dopo i concerti di Veronica Rudian (2 agosto), del progetto “More Morricone” con il trio Spinetti-Ceccarelli-Renzetti (4 agosto), “L’altro Battisti” (10 agosto) e Luca Barbarossa (11 agosto), sarà la cantautrice Cristina Donà protagonista del gran finale (inizio alle 21.15). Un live che si preannuncia indimenticabile, che si terrà nel suggestivo Teatro Romano, per l’unica tappa umbra del “deSidera Tour”. L’appuntamento è organizzato in collaborazione con la rassegna Moon in June.

Cristina Donà, cosa si aspetta dal concerto in programma a Gubbio?
Di solito cerco sempre di allontanare le aspettative per non restare delusa, ma in questo caso so che il luogo è di grande impatto emotivo e sono convinta che sarà una serata speciale. Non sono mai stata al Teatro Romano di Gubbio ma ho visto delle foto e lo trovo di una bellezza assoluta. 

Suonare in luoghi così pregni di storia regala emozioni differenti?
Sicuramente. Quando mi capita di esibirmi in posti simili provo a sintonizzarmi, a entrare in contatto con il Genius loci onorando il fatto di essere accolta. Da lì è passata la storia dell’uomo e di solito si sente un’energia fortissima.

Sarà un concerto in un certo senso catartico?
L’arte è fondamentalmente una possibilità per aprire dei varchi, trovare porte dove invece vedevi un muro in cemento armato. E quelle porte si aprono insieme, creando un momento di unione.

Lei a sua volta lo trova in altri artisti?
Certamente. Ho sempre amato e mi hanno certamente influenzato artisti che anche nelle cause perse hanno messo una “reason to believe”, citando una delle canzoni che più amo di Springsteen. Spesso non si tratta di una vittoria o una svolta, ma semplicemente di qualcosa a cui ti puoi aggrappare per andare avanti. Con me l’arte ha fatto questo.

Un tema che affronta anche in "DeSidera"…
Sì. Il percorso di scrittura di questo album è stato lungo e tortuoso, anche con momenti di grande crisi. Già in quell’epoca, prima della pandemia, l’aria che tirava mi faceva dubitare di quel che stavo scrivendo. Le parole non riuscivano a descrivere ciò che sentivo.

Come si è arrivati a un album che ha conquistato pubblico e critica?
Ho distillato tutti quei pensieri, frammenti che poi Saverio Lanza ha elaborato e così sono diventate stimolo per altro. La risposta e la partecipazione del pubblico dopo l’uscita sono state incredibili. Sono felice perché come tutti quelli che fanno il mio mestiere, per quanto convinti, finché il lavoro non si specchia negli occhi di chi ti ascolta non sai di cosa è fatto.

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