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Terni, il musicista Cristicchi: «Porto al Secci una pagina di storia che il pubblico non dovrà dimenticare»

Terni, il musicista Cristicchi: «Porto al Secci una pagina di storia che il pubblico non dovrà dimenticare»
di Aurora Provantini
4 Minuti di Lettura
Lunedì 14 Febbraio 2022, 18:35 - Ultimo aggiornamento: 18:37

TERNI - «Porto a Terni il mio cavallo di battaglia. Una pagina di storia triste che il pubblico non dovrà mai dimenticare». Simone Cristicchi si presenta al Secci con “Esodo”, martedì 15 febbraio (alle ore21). Un capolavoro che tocca il tema della fragilità della vita umana. Che scava nella memoria riesumando vicende passate e verità difficili da accettare: l’esodo istriano avvenuto alla fine della seconda guerra mondiale. Una rivisitazione di “Magazzino 18”, altro suo successo teatrale che racconta la stessa storia, ma con una struttura scenica diversa. Anzi. “La scintilla”. Perché la ricerca sul dramma delle foibe parte da lì. Dalla sua visita al Magazzino 18 non più di dieci anni fa. «Al Porto Vecchio di Trieste c’è un luogo della memoria particolarmente toccante: il Magazzino 18».

Cristicchi lo dice come se tutti ne fossero al corrente. Ma non è così. Solo il suo pubblico lo sa (e pochi altri), perché segue Cristicchi in tutte le sue “fasi”. Parla delle varie fasi della sua vita. Di quella musicale. «La musica mi ha regalato tanto ma ad un certo punto mi ha deluso. Non la musica in sé, intendiamoci bene, ma il mondo della musica. Che assomiglia più un supermercato, dove si va per acquistare un prodotto». La musica non sarà una parentesi chiusa nella carriera artistica di Cristicchi: «Continuo a creare nuovi brani come ho fatto per Esodo, ma ai concerti mi dedicherò solo d' estate». Cristicchi lo fa soprattuto per il suo pubblico, che non riesce a dimenticare “Studentessa universitaria”, "Abbi cura di me", “Ti regalerò una rosa”. «In alcune serate è particolarmente caloroso - si riferisce al pubblico - come in quella dello scorso settembre, quando sono venuto ad Acquasparta». Fu l’occasione, per Cristicchi, di dialogare con i giovani del posto, prima di salire sul palco. «E’ stata un’esperienza straordinaria. Un ritorno alla normalità che non mi aspettavo. Calorosissimo e dolcissimo».
Già, la normalità. Sembra vicina. Anche se le mascherine si devono ancora indossare in platea. «Non importa. Quando il pubblico c’è se ne percepisce il battito. Mascherina o non mascherina». Ama il suo pubblico. E ricorda quello che gli disse Franco Battiato: «Il tuo pubblico sarà sempre quello che più ti somiglia. Fatto di persone che vibrano alla tua stessa frequenza». «E’ proprio così» – ammette Cristicchi. Che torna però a parlare di teatro. «Il teatro è un bunker per me, una sorta di rifugio antiatomico dove potermi esprimere liberamente».

Al Secci, martedì 15  porterà il dramma delle foibe. E passerà  con disinvoltura dalla recitazione al canto. Con brani composti dal cantautore romano, che sente la responsabilità di influire sulle coscienze e porre interrogativi importanti alle nuove generazioni. Torna su quel luogo della memoria che sta a Trieste: «Il Magazzino 18 conserva sedie, armadi, materassi, letti, stoviglie, fotografie, giocattoli, ogni bene comune nello scorrere di tante vite interrotte dall’esodo». Con il trattato di pace del 1947 l’Italia perse vasti territori dell’Istria e 300mila persone furono costrette a lasciare le loro case. «Non è difficile immaginare quale fosse il loro stato d’animo, con quale e quanta sofferenza intere famiglie impacchettarono le loro cose lasciandosi alle spalle le proprie radici». Anche se l’argomento che Cristicchi affronta è tragico, lo spettacolo contiene  molto amore, perciò è stato inserito nel cartellone degli eventi valentiniani 2022.

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