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Covid, variante brasiliana in Umbria: due casi e un morto, allerta negli ospedali

Covid, variante brasiliana in Umbria: due casi e un morto, allerta negli ospedali
di Luca Benedetti e Italo Carmignani
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 3 Febbraio 2021, 08:13 - Ultimo aggiornamento: 10 Marzo, 12:33

PERUGIA L’incubo arriva da lontano, si chiama variante brasiliana del coronavirus e potrebbe avere già ucciso. Dal primato virtuoso giallo e rassicurante, ai toni allarmanti dell’arancione tendenti al rosso, in poche settimane l’Umbria lascia le retrovie e si trova a combattere in prima fila contro il nemico numero della salute, il Covid-19. E non solo per il virus di prima generazione, ma per quello mutato di origine sudamericana  al quale viene data una potenzialità altissima soprattutto per forza di contagio e probabilmente già responsabile della morte di un ottantenne di Magione. Catapultata sul fronte dove sono già passate in precedenza Lombardia e Veneto, l’Umbria, cuore più arancione che verde d’Italia, conta due casi sospetti della variante sudamericana con due ricoverati dall’inizio di gennaio all’ospedale di Perugia. E ora, a un mese di distanza deve farci i conti sul serio. D’altra parte, l’allarme per la possibile diffusione della variante brasiliana di Sars-Cov-2, ora è diventato ufficiale con una nota dell’Istituto superiore di Sanità.

LA CABINA DI REGIA 

L’allarme arriva nei giorni in cui l’Umbria è l’unica regione che, secondo gli ultimi dati della cabina di regia (report di ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità), è ritenuta a rischio alto per gli sviluppi del contagio. E pur rimanendo in fascia arancione sta vivendo l’anomalia di una larga fetta del territorio della provincia di Perugia con numeri da zona rossa. Tant’è che tra ieri e oggi in 25 comuni è scattato il blocco per le lezioni in presenza in tutte le scuole, dalle elementari alle superiori. Perugia ha fatto da apripista, poi gli altri centri si sono accodati. Di più: addirittura a Foligno, terza città della regione, il sindaco Stefano Zuccarini (Lega) ha anche chiuso gli asili nido. In più di una città (Perugia, Foligno e anche Amelia) sono state istituite vere e proprie zone rosse nelle aree di assembramento, con particolare attenzione a Perugia per bloccare la movida dei ragazzini nei pomeriggi del sabato e della domenica. L’ordinanza del sindaco Andrea Romizi (Forza Italia) vieta di sedersi sulle scale del Duomo e sono stati chiusi anche i giardini Carducci, terrazza in centro con vista sulla valle. Nei territori a rischio (31 i comuni “rossi”) coprifuoco anticipato alle 21.

LE SCUOLE

La misura sulle scuole è chiesta dalla Regione perché l’incidenza dei casi su centomila abitanti ha raggiunto picchi da pandemia fuori controllo. A Perugia sono stati contati 368 casi per centomila abitanti. Il dato limite per far sfuggire il contagio di mano e mandare in crisi il tracciamento è di duecento. Il dato ottimale si ferma a cinquanta.
Ciò che sta facendo sudare freddo esperti e amministratori è che la regione è di fatto divisa in due: contagio alto in provincia di Perugia, sotto la media, a parte qualche caso, in quella di Terni.
La velocità con cui si diffonde il Covid-19 in una fetta dell’Umbria ha portato la Regione, guidata dalla leghista Donatella Tesei, a fare un passo importante: andare a cercare una possibile variante locale del virus.
«In Umbria, così come sta avvenendo in altre regioni - spiega il commissario regionale all’emergenza, Massimo D’Angelo -, si vuole procedere a sequenziare il virus Sars-Cov-2 per verificarne le caratteristiche. Il sequenziamento del virus sul territorio regionale permetterà di avere a disposizione ulteriori dati oggettivi per interpretare anche le cause per cui l’infezione virale tende a diffondersi in alcune aree e, di conseguenza, valutare le misure opportune». Ma ci vorrà tempo.

Intanto il virus corre e riempie gli ospedali. La direzione generale di quello perugino ha chiuso le visite dei parenti ai ricoverati non Covid. E il dato sui ricoveri di ieri dice che sono cresciuti ancora arrivando a 430, nove in più del giorno prima con altri tre nelle terapie intensive. La pressione sugli ospedali cresce nonostante sia attivo un ospedale da campo dell’Esercito nel parcheggio del policlinico perugino. L’Umbria è la regione peggiore, sul fronte dell’occupazione dei posti letto da malati Covid sul totale, rispetto alla soglia critica fissata dal ministero al 30%. Il dato di ieri è al 45%, cioè a livelli da picco della seconda ondata. 

Il bollettino dei morti anche ieri ha battuto altri dodici decessi, superata dall’inizio della pandemia quota ottocento.
Il sospetto della variante brasiliana è stata al centro di una riunione che ha tenuto ieri pomeriggio il Cts regionale. Per i due ottantenni in cui è stato isolato il virus con l’ipotesi di mutazione, non ci sono stati contattati con l’estero. Ma vista l’ultima circolare sulle varianti del Covid-19 inviata alle Regione dal ministero della Salute, l’Umbria si prepara ad alzare una barriera con tamponi (tracciamento solo con i molecolari) e quarantene più lunghe. «Saranno decisive le prossime due settimane», dicono gli esperti del Cts. Da MIlano a Perugia, fronte del virus. 
 

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