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L'Umbria ha perso 36mila abitanti in 10 anni, l'Sos dello Spi-Cgil: «Anziani risorsa per contrastare il declino»

Martedì 22 Dicembre 2020
L'Umbria ha perso 36mila abitanti in 10 anni, l'Sos dello Spi-Cgil: «Anziani risorsa per contrastare il declino»

Trentaseimila abitanti persi in dieci anni e un crollo demografico che non  interessa soltanto le aree interne, ma anche le grandi città dell'Umbria. A lanciare l'allarme è il segretario generale dello Spi-Cgil provinciale, Mario Bravi, partendo dall'analisi dei dati: «L’Umbria - evidenzia - passa dai 906mila abitanti del 2010, agli 870.165 del 2020. La perdita demografica, analizzando la provincia di Perugia, non riguarda solo le zone interne, ma coinvolge, seppure in maniera minore, anche le città più grandi. Nel confronto 2010-2020 , infatti, Perugia passa da 168.969 abitanti agli attuali 166.969, Foligno da 58.162 a 56.935, Città di Castello da 40.657 a 39.162 e Spoleto da 39.574 a 37.672. I comuni delle zone interne, da Scheggia a Costacciaro e a Preci, perdono molto di più: circa il 15% in 10anni. Inoltre, c’è da sottolineare che il calo demografico è concentrato soprattutto nell’ultimo periodo. Basti pensare che l’Umbria ha perso 11mila abitanti nel 2018, in un solo anno. Questo dato ci sembra del tutto sottovalutato anche perché i residenti reali, soprattutto nelle zone interne, sono ancora di meno di quelli che risultano all’anagrafe. Infatti molte persone, soprattutto giovani, risultano residenti ma in realtà operano e lavorano da tempo fuori regione. Quindi l’allarme demografico è più consistente di quanto appare. Inoltre, siamo la terza regione per età media (ben oltre i 47 anni). E questo è solo l’inizio di un piano inclinato in una regione che sta andando oltre il declino verso una vera e propria depressione. In questo contesto la cosa peggiore è fare finta di nulla come ha fatto la giunta regionale che nel DEFR ignora del tutto il tema del cambiamento demografico. Questo tema va invece affrontato attraverso una nuova alleanza intergenerazionale che, nel dare sollievo agli anziani, che costituiscono il 26% della popolazione, crei occasione di lavoro per i giovani. In sintesi un nuovo welfare può costituire un freno allo spopolamento e un’occasione di sviluppo per l’Umbria». Un'analisi che porta il segretario dello Spi-Cgil a un'osservazione: «Nelle zone interne della fascia appenninica e nei centri storici delle città, a partire da Perugia, le persone ultra 65 enni sono ben oltre il 30% della popolazione totale. Quindi sostenere la residenzialità degli anziani nelle loro realtà costituisce un freno al processo di riduzione demografica in atto».

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