Piano scuola Covid per le Primarie, 105 presidi chiedono di cambiare

Piano scuola Covid per le Primarie, 105 presidi chiedono di cambiare
di Remo Gasperini
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Martedì 12 Ottobre 2021, 07:03

PERUGIA I presidi non ci stanno. «Non spetta a noi certificare la positività di uno studente; la procedura prevista per le scuole Primarie è un pasticcio e crea solo confusione: si scelga tra il modello Infanzia e quello delle Superiori». Questo il succo della lettera firmata dai dirigenti scolastici di 105 scuole sulle 139 totali, nella quale, ribadito per due volte lo «spirito di massima collaborazione”, hanno fatto le pulci al Piano Scuola emergenza Covid-19 per l’anno scolastico 2021-2022». Il piano che la Regione ha pubblicato il 1 ottobre pochi giorni dopo la diffusione della Determina Rettoriale che dava altre indicazioni. A una sfilza di destinatari che comprendono tutti i vertici della sanità regionale e della scuola umbra, i presidi innanzi tutto rimarcano come il piano vigente sia «formalmente ancora non trasmesso alle scuole» e che le notizie in merito «sono state raccolte da interlocuzioni dirette con le Usl». Il documento è stato elaborato via social nella chat “Dirigenti Umbria” che i presidi utilizzano per confrontarsi e decidere, in alcuni casi, azioni comuni.

«Ci siamo sentiti domenica e con la solita organizzazione abbiamo redatto il documento. - spiega Maria Marinangeli che nel gruppo di presidi si occupa di comunicazione – Silvia Mazzoni ha fatto la bozza, ciascuno ha dato il suo apporto per definirla e farlo diventare documento collettivo, Maria Grazie Rosi ha provveduto ad attivare il modulo di Google per la firma. Noi che siamo il “front office della scuola” e riceviamo, come in questo caso, anche le istanze dei genitori, che sono più che mai confusi, abbiamo voluto dare un contributo basato sulla pratica». Il primo “contributo” è considerato soltanto un refuso. Così si legge nelle lettera: «A Pagina 7 al paragrafo Procedura Operativa, nell’elencare la “Sequenza logico-temporale” delle azioni viene indicato al primo punto “Il referente Covid della Scuola segnala un caso accertato di positività”, come se fosse la scuola a dover segnalare alla Usl di riferimento un caso Covid, addirittura accertato. Non c’è dubbio che si tratta di un’inversione di soggetto poiché solo la Usl può accertare casi Covid che poi segnalerà tempestivamente alla scuola».

PRIMARIE

Più sostanziale la contestazione del paragrafo sulle misure previste per le Primarie: «… si legge che in caso di positività di un alunno si deve operare una distinzione tra contatti stretti e contatti a basso rischio per i quali si prevedono misure diverse, ovvero messa in quarantena o sola sorveglianza senza interruzione della didattica. Ora, soltanto laddove non si abbia contezza delle normali modalità didattiche in uso nel grado di Scuola Primaria – affermano i presidi - si potrebbe pensare che sia possibile distinguere tra gli alunni della stessa classe coloro che siano da considerarsi “contatti a basso rischio”. Nelle nostre aule di Scuola Primaria, anche senza progetti o eventi speciali, nella didattica di tutti i giorni, pur nel rispetto delle vigenti misure anticontagio (mascherina, igiene mani, distanziamento commisurato agli spazi disponibili), soltanto in maniera del tutto residuale avviene che gli alunni restino immobilizzati allo stesso banco per ore, senza mai spostarsi o cambiare ‘postazione’, in quanto il setting d’aula viene modificato a seconda della specifica attività».

LA SOLUZIONE

E nell’annunciato spirito di collaborazione i dirigenti scolastici propongono la soluzione: «Da ciò discende che in nessun modo potremmo individuare i “contatti stretti” secondo la definizione che riporta il Piano in quanto il modello ”aereo”, con i passeggeri impossibilitati a spostarsi per tutto il tempo del viaggio, è applicabile soltanto (e forse nemmeno) al traffico aereo. Nulla a che vedere con la routine scolastica delle nostre Primarie, pur in tempo di Covid. Si suggerisce quindi di gestire i casi di eventuale positività nella Scuola Primaria o come nella Scuola dell’Infanzia o come nella Scuola Secondaria di I grado, eliminando questa discrezionalità nell’individuazione dei contatti che non corrisponde a una vera possibilità di applicazione da parte delle scuole».

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