Effetto Covid su consumi e demografia. In picchiata acquisti di auto e mobili. Aur-Istat: «Popolazione giù di 5mila abitanti

Effetto Covid su consumi e demografia. In picchiata acquisti di auto e mobili. Aur-Istat: «Popolazione giù di 5mila abitanti
di Fabio Nucci
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Venerdì 28 Maggio 2021, 09:45 - Ultimo aggiornamento: 12:00

PERUGIA - Più tecnologia e meno auto nelle case degli umbri, nel 2020, anno che per la regione è coinciso anche con arretramento demografico, per motivi connessi direttamente o indirettamente al Covid. Sono due analisi di Findomestic e dell’Agenzia Umbria ricerche a fare il punto sull’evoluzione di due fenomeni che giocoforza hanno risentito delle conseguenze dell’emergenza sanitaria.
Ammonta a 114 milioni di euro l’arretramento del mercato dei beni durevoli in Umbria dove le famiglie hanno tagliato gli acquisti del 10,1% (-10,3% in Italia). Una dinamica che l’Osservatorio Findomestic, realizzato in collaborazione con Prometeia, considera frutto di una doppia tendenza. “Da un lato il settore dei motori ha patito il pesante contraccolpo dei lockdown mentre dall’altro, la trasformazione digitale degli ambienti domestici ha spinto al rialzo il comparto It, Information technology”. Un balzo che si è tradotto in una spesa aggiuntiva di 8 milioni di euro (+31,6%), accompagnata da una lieve crescita (circa 800mila euro, +2,8%) dell’elettronica di consumo. La ridefinizione degli spazi domestici non ha coinvolto il comparto mobili, cui mancano all’appello 34 milioni di euro, con un calo del 12,7%; così come la digitalizzazione non ha interessato la telefonia, la cui spesa totale è passata da 81 a 75 milioni di euro (-8%). Tale comportamento di spesa si accompagna a una sostanziale tenuta del reddito pro capite. «Con 19.499 euro, valore in flessione dell’1% a fronte di un calo medio nazionale dell’1,8% - spiega Claudio Bardazzi, responsabile dell’Osservatorio Findomestic – l’Umbria si colloca all’11° posto in Italia. Nel 2020 la spesa media per famiglia in beni durevoli si è attestata a 2.587 euro, 239 e 164 euro in più rispetto al dato italiano e a quello del Centro. Resta accentuato il gap dei consumi in valore assoluto tra le due province: 767 milioni nel territorio di Perugia (-9,4% nel 2020), 245 milioni in quello di Terni (-12,1%)».

La pandemia ha avuto effetti anche sulla demografia come dimostra l’analisi che il ricercatore Istat, Luca Calzola, ha effettuato per l’Agenzia Umbria ricerche elaborando i dati provvisori 2020. Dai quali risulta che al 31 dicembre, la popolazione residente in Umbria era di 865mila persone, 5mila in meno rispetto all’inizio dello stesso anno (-5,9 per mille). «Nel corso del 2020 – scrive Calzola nel focus Aur “La demografia dell’Umbria nell’anno della pandemia” - il declino demografico è stato accentuato dagli effetti dell’epidemia Covid-19 ma prosegue dal 2014 quando fu raggiunta la cifra massima di 893mila abitanti; per il secondo annuo consecutivo colpisce anche la popolazione straniera che diminuisce del 3,4 per mille». L’emergenza sanitaria ha determinato un doppio effetto demografico. «Le conseguenze del Coronavirus sulla dinamica demografica – aggiunge Calzola - sono state sia dirette, come la crescita dei decessi, sia indirette, come la riduzione delle nascite generata dalle incertezze economiche per l’interruzione delle attività economiche o la riduzione dei movimenti migratori prodotta dalle limitazioni agli spostamenti. Fattori che si sono inseriti in un quadro demografico di per sé già debole». Di poco superiori a 5mila le nascite, i decessi hanno superato quota 11mila, con un +8,5% rispetto al 2019. «Ne consegue una perdita di abitanti dovuta alla dinamica naturale (nascite-decessi) negativa di 6mila unità», scrive Calzola. «Il tasso di crescita naturale è pari a -6,8 per mille (-5,8 per mille in Italia)». Il maggior rischio di mortalità legato alla pandemia, ha abbassato i livelli di sopravvivenza. «La speranza di vita è scesa a 81,1 anni per gli uomini (-0,9 anni) e a 85,6 anni per le donne (-0,5)». Il Covid ha avuto un impatto psicologico anche sulle scelte riproduttive, le cui conseguenze per ora si sono viste solo a dicembre. Ciononostante, il numero medio di figli per donna è sceso da 1,15 a 1,2.

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