CORONAVIRUS

Coronavirus, Dario: «Nell'emergenza l'Umbria senza radar»

Giovedì 26 Marzo 2020 di Luca Benedetti
Claudio Dario, dg della sanità regionale
PERUGIA - Claudio Dario è il direttore della Direzione Salute e Welfare della Regione. Arrivato il primo febbraio si è trovato subito a dover fare i conti con l’emergenza. Subito in prima linea. E nella guerra al coronavirus l’Umbria è entrata senza un osservatorio epidemiologico.
Direttore Dario, come mai l’Umbria non ha un osservatorio epidemiologico?
«La situazione è questa: gli osservatori epidemiologici sono previsti dalla normativa nazionale dal 2012. Da quello che ho potuto ricostruire nel 2016 era stato previsto che ci fosse un osservatorio presso la Direzione che oggi dirigo. Poi con una legge regionale del 2018, funzioni e attività venivano trasferite a Umbria Salute. Queste sono le notizie che ho. In effetti non ho riscontro di un osservatorio epidemiologico».
Che significa non avere uno strumento così importante in piena emergenza?
«Lo spiego con un semplice esempio. È come non avere un radar che mi consenta di vedere con qualsiasi tempo, magari con la nebbia, di notte o con la pioggia. Magari il radar può non essere preciso, ma mi permette di capire se ci sono ostacoli, e di muovermi di conseguenza».
Pare di capire che state lavorando per metterlo in piedi?
«Ne sento la necessità e lo proporrò nel prossimo Piano sanitario regionale. Sono convinto che si debba partite dai numeri, sia rispetto alla analisi epidemiologica sulla popolazione, sia rispetto ad alcune patologie. Lavorare sui numeri, dal punto di vista del managment, fa parte di una gestione rutinaria per avere dati oggettivi e poter rendicontare».
Direttore, intanto, però l’emergenza corre. Avete un piano B in attesa dell’istituzione dell’osservatorio?
«Ho proposto una delibera alla giunta per attivare un Nucleo epidemiologico coinvolgendo, tra gli altri, il professor Fabrizio Stracci coordinatore scientifico della Sezione di igiene e sanità dell’Università di Perugia. Nucleo utile per analizzare, dimensionare e gestire al meglio il fenomeno pandemico»
Dottor Dario, l’altro giorno la presidente Tesei ha lasciato intendere che ad affrontare l’emergenza l’Umbria ci è arrivata con troppi pochi posti di terapia intensiva. Che cosa si aspettavate di trovare?
«In questo momento l’emergenza ha la prelazione su tutto. Alla fine realizzeremo, per la giunta, un libro bianco sullo stato dell’arte. Così avremo l’occasione di confrontarci e capire meglio. Sono arrivato il primo febbraio, quella valutazione l’avrei fatta ad aprile, ma l’emergenza ha cambiato tutto».
A proposito, come procede il progetto che vuol portare a 350 posti letto le terapie intensive?
«Prima i numeri. Trecentocinquanta è il dato individuato rispetto all’evoluzione epidemiologica. Quindi dobbiamo porci il problema di essere in grado di poter garantire e, se serve, usare i livelli massimali. In questa direzione va anche l’inserimento dell’ospedale di Foligno. Fortunatamente in questa fase non c’è un incremento esponenziale dei positivi come la settimana scorsa».
Questo che vuol dire?
«Che alcuni effetti del distanziamento sociale stanno dando dei frutti».
A proposito di effetti, l’uso dei farmaci anti Covid-19, come sta andando?
«Stiamo guardando con grande attenzione qualsiasi notizia rispetto alla possibilità di usare nuovi farmaci. C’è grande attenzione a cosa emerge dal mercato. Contemporaneamente seguiamo le indicazioni di Istituto superiore di sanità e Aifa»
Però, direttore, qualche risultato c’è?
«Ma abbiamo numeri ancora molto piccoli per dire se e quanto i risultati siano collegati all’utilizzo del farmaco e quanto al decorso naturale. Stiamo raccogliendo tutti i dati per capire l’impatto sulla popolazione. Quest’infezione così nuova non ci consente di avere una serie storica e non possiamo fare altro che raccogliere i dati per capire».
Direttore, in attesa di avere una massa critica su cui ragionare, che analisi si può fare del Covid-19 in Umbria?
«Fortunatamente, per vari motivi, non abbiamo avuto un focolaio epidemico. In Umbria l’infezione è nata nel momento in cui i positivi l’hanno importata da Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e dalla provincia di Pesaro, il nostro tempo zero è stato determinato dall’arrivo di quelle persone. Di fatto i nostri focolai sono state le singole persone, per questo siamo riusciti a rallentare l’evoluzione dei contagi».
Direttore Dario, rimanendo prudenti, che sensazioni ha?
«Si vede da dati degli ultimi tre o quattro giorni un appiattimento della curva, incremento che ora appare costante e non esponenziale. Questo ci fa sperare che con i dimensionamenti che abbiamo preparato possiamo starci dentro, ma sappiamo che basta poco per far cambiare il fronte». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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