Burelli, Ceo Thyssenkrupp Italia: «Ci dicano se siamo un'azienda strategica o no»

Mercoledì 1 Aprile 2020 di Vanna Ugolini
Massimiliano Burelli

Massimiliano Burelli, Ceo di ThyssenKrupp Italia e amministratore delegato di Ast, Acciaiai speciali Terni. Attualmente le acciaierie sono chiuse in seguito al Dpmc Conte. In precedenza c'era stata una lunga trattativa coi sindacati per trovare le condizioni con cui permettere agli operai di lavorare in sicurezza. 
L'azienda è in attesa di sapere se dopo il 3 di aprile potrà riaprire o meno. 

Ingegner Burelli, le acciaierie di Terni riapriranno il 4 aprile o no?
«Bisogna prima aspettare cosa deciderà il governo e soprattutto cosa comunicherà. Speriamo che qualunque decisione non arrivi troppo a ridosso di sabato 4 perchè, qualora si debba lavorare, servono tempi tecnici per far ripartire una macchina come l'acciaieria».
 
Nel caso il Governo permetta la ripartenza l'acciaieria è pronta a far lavorare gli operai in sicurezza? Prima della chiusura c'era già stato un periodo segnato da scioperi e dalla presentazione di certificati di malattia da parte di centinaia di operai. Un segnale del disagio e della preoccupazione di chi lavora in Ast.
«Eravamo già pronti prima di questo stop a lavorare in sicurezza. Poi abbiamo fatto ulteriori aggiustamenti: in questi giorni di chiusura c'è una commissione composta da Rsu e azienda che sta lavorando per rifinire e migliorare i dettagli e garantire la sicurezza a chi lavora».

In concreto, quali misure avete preso?
«Abbiamo predisposto tutta una serie di misure di sicurezza, a seconda delle varie situazioni che gli operai possono incontrare. Non abbiamo più i tornelli, così nessuno è costretto a toccare un oggetto che altri hanno toccato in precedenza. Abbiamo messo alle portinerie una telecamera per misurare la temperatura corporea da remoto come succede degli aeroporti. Già in precedenza avevamo chiuso la mensa e fornito pasti al sacco, inibito l'uso delle docce. Abbiamo scaglionato i turni per evitare sovraffolamento negli spogliatoi con la regolamentazione dell'accesso da parte della vigilanza. abbiamo sanificato e continueremo a farlo tutte le volte che sarà necessario». 

E le mascherine?
«Per l'uso delle abbiamo fatto una valutazione condivisa: le diamo a coloro che, per motivi di lavoro, possono entrare in contatto con altre persone, ad esempio per quanto riguarda la manutenzione. A chi sta solo in un pulpito, con un altro collega a 50 metri, non le diamo. Il reperimento delle mascherine non è facile. Qualora il Dpcm o ulteriori protocolli ne prevedano l'uso per tutti, noi ci adegueremo. Poi abbiamo sanificato e continuiamo a farlo». 

Acciai speciali Terni è un'azienda leader a livello europeo e non solo. La concorrenza cosa sta facendo?
«Gli Spagnoli hanno chiuso due giorni fa e stanno già cercando di riaprire. I miei concorrenti finlandesi e belgi lavorano a pieno regime. Outokumpu, in Finlandia, è stata dichiarata azienda strategica e obbligata a lavorare». 

Se il governo dà il via libera all'azienda per ripartire, ci sono gli ordinativi?
«Noi oggi vediamo che per il mese di aprile abbiamo un cinquanta per cento abbondante di clienti che sono aperti e ritirano. Tra questi i produttori di energia quali Siemens e General Eletrics che senza i nostri manufatti sarebbero costretti a fermare le centrali elettriche per mancanza di ricambi».

In Italia?
«No, in Italia gli ordinativi sono pochissimi. E' l'estero che sta andando a pieno regime».

Nella casa madre, ThysseKrupp, come è la situazione?
«In tutti gli stabilimenti della Materials Service, la divisione a cui apparteniamo, siamo gli unici ferni. Personalmente non credo che, vista la situazione, la Germania farà lockdown per decreto. Forse si potranno fermare alcuni stabilimenti se si ferma l'automotive. Ripeto, noi per aprile abbiamo dei clienti che si aspettano il volume. Vediamo cosa ci dirà il governo. Siamo l'unico produttore italiano di acciai laminati piani inox in Italia. Se comincio a non fornire i clienti, saremo in difficoltà» 

Pensa che, in caso di ripartenza, ci saranno di nuovo problemi tra i dipendenti?
«Ognuno fa quello che ritiene più opportuno, ma io ritengo che la scelta di mettersi in malattia non sia la più corretta. Noi avremmo potuto lavorare, le condizioni di lavoro erano state verificate dalla Asl e c'era l'autorizzazione. Va anche detto che a fronte di 500 persone che erano in malattia, 300 lavoravano in smart working e il resto, circa 1500 persone, lavoravano comunque in fabbrica».

E' possibile pensare a una ripartenza graduale?
«Facendo un ragionamento generale posso dire che se ho poco più del 50 per cento del volume di fatturato mi serve poco più del 50 per cento dei turni che mi servono normalmente. Ripeto, però, che diventa importante decidere cosa faremo: è chiaro che essere l'unico produttore italiano, con i concorrenti che lavorano da un mese indisturbati, non mi facilita il lavoro».

Crede che questa crisi modificherà anche gli equilibri mondiali tra le aziende produttrici di acciaio?
«La Cina sta ripartendo, l'Indonesia non si è mai fermata. Quello che sicuramente questa crisi produrrà sarà una presa di consapevolezza del fatto che troppe filiere essenziali sono appannaggio di industrie asiatiche. Dover riconvertire aziende tessili anche blasonate in aziende che producono mascherine ci fa sentire in imbarazzo. Dovremo rivalutare cosa è strategico e cosa no, cosa va tutelato e cosa no. Io credo che l'acciaio inossidabile resti una produzione strategica, dato che è indispensabile in numerosissime filiere, compresa quella delle produzioni sanitarie. Siamo sempre stati definiti strategici, non si può esserlo a giorni alterni. Ora ce lo confermino una volta per tutte e ci dicano se possiamo ripartire».
 

Ultimo aggiornamento: 26 Aprile, 10:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA