Plasma iperimmune anti Covid-19, pronte 250 unità. Lo studio su 60 pazienti

Plasma iperimmune anti Covid-19, pronte 250 unità. Lo studio su 60 pazienti
di Luca Benedetti
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Domenica 3 Gennaio 2021, 17:18 - Ultimo aggiornamento: 18:46

PERUGIA - A che punto è la terapia anti Coronavirus con il plasma iperimmune? Quali sono i numeri che ha messo infila l’Umbria che sta partecipando alla sperimentazione nazionale del Protocollo Tsunami?
Un peso sulla ricerca e sulla scelta di donare il plasma dopo essere stati colpiti dal Covid-19, lo danno i numeri. Nel periodo della seconda ondata, dopo l’apertura delle procedure che c’era stata a maggio, si è registrata un’impennata di interesse da parte di chi è stato colpito dal Covid-19 a donare plasma ipermimmune. E non è un caso che sulla home page dell’azienda ospedaliera Santa Maria della Misericordia, ci sia ancora l’avviso per raccogliere donazioni.
Il bilancio di una terapia che da qualche infettivologo è vista come un passaggio chiave in attesa dell’arrivo del vaccino anti Coronavirus, lo mette insieme il dottor Mauro Marchesi, direttore del Servizio di immunoematologia e trasfusionale dell’ospedale di Perugia che opera anche in qualità di struttura regionale di coordinamento per le attività trasfusionali.
«Dal primo maggio-spiega Marchesi-abbiamo avuto solo all’ospedale di Perugia 374 candidati. A cui si aggiungono un’altra cinquantina che fanno riferimento agli altri centri trasfusionali che hanno lavorato per il protocollo Tsunami, e cioè i servizi degli ospedali di Terni, Foligno e Città di Castello».
La terapia con il plasma iperimmune, o plasmaterapia, consiste nell’infusione di plasma derivato dal sangue dei guariti, in questo caso da Covid-19, al fine di fornire ai malati gli anticorpi utili a neutralizzare il virus.
Non tutti i candidati alla donazione di plasma iperimmune poi diventano donatori effettivi. Tant’è che il dato umbro sfiora le novanta unità con 64 donatori effettivi soltanto a Perugia. Ogni donatore idoneo permette di realizzare tre unità di plasma iperimmune, questo significa che ce son sono al momento pronte 250 sacche considerando che il Protocollo Tsunami si è fermato al 30 novembre. «Sono stati randomizzati-spiega Marchesi- sessanta pazienti e si è andati anche oltre al protocollo con utilizzo del plasma in determinati casi. Il plasma iperimmune non viene infuso ai malati gravi».
L’Umbria partecipa allo studio “Tsunami”. Si tratta di studio clinico in cui viene utilizzato il plasma di donatori guariti da Covid-19 come terapia precoce della polmonite Sars Cov 2. Alla base dell’ipotesi di utilizzo del plasma vi è la premessa che si possono utilizzare anticorpi presenti nel plasma di un soggetto guarito dalla malattia. L’obiettivo dello studio vuol valutare l’efficacia e la sicurezza del plasma che, concentrato, viene infuso nei pazienti che hanno sviluppato la polmonite, ma non necessitano ancora della ventilazione invasiva. Lo studio mira a valutare la capacità di tale terapia nel diminuire il ricorso alla ventilazione meccanica, la mortalità e la durata dell’ospedalizzazione.
Il centro promotore dello studio a cui partecipa l’Umbria è l’Azienda ospedaliera universitaria Pisana affiancata dal Policlinico San Matteo di Pavia. Al inizio novembre risultano attivati 29 centri reclutatori in 14 regioni di cui solo 14 centri hanno arruolato un paziente.
L’Umbria, per numeri, è al secondo posto tra le regioni che hanno partecipato al protocollo.
A livello nazionale, secondo i dati di inizio dicembre, lo studio clinico, approvato nel mese di maggio e di fatto partito con l’arruolamento a metà luglio, ha finora coinvolto oltre 380 pazienti dei 476 previsti dalla sperimentazione, un numero che ha permesso di superare la soglia dei 250 ritenuta necessaria per la prima analisi preliminare. I dati dovrebbero essere disponibili nelle prossime settimane.

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