Partorire ai tempi del coronavirus, l'ostetrica: «Care mamme state tranquille, non sarete sole»

Mercoledì 25 Marzo 2020 di Cristiana Mapelli
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Beatrice Tiberi, ostetrica al Santa Maria della Misericordia di Perugia

PERUGIA «La nostra è un’assistenza fatta di occhi che sorridono e mani che accarezzano, che guidano che massaggiano che rassicurano, non sarà una mascherina ad allontanarci dal nostro grande amore per il lavoro che facciamo». A dirlo è Beatrice Tiberi, ostetrica presso l’azienda ospedaliera Santa Maria della Misericordia a Perugia, punto di riferimento importante per tutte le neo mamme che, proprio in queste settimane, si ritrovano a fare i conti con le ansie del parto e dell’emergenza da Covid-19. Come a dire che la natura, ai tempi del coronavirus, non si ferma e il personale sanitario continua a lavorare senza intaccare la qualità dell’assistenza. «Non possiamo fare il nostro lavoro ad un metro di distanza - ha precisato la dottoressa Tiberi - ed è per questo che dobbiamo proteggere noi e le nostre mamme il più possibile con le regole di gestione del reparto».
Cosa dire alle mamme in attesa del parto? «Il consiglio che mi sento di dare alle neo mamme, ma anche ai futuri papà, è quello di stare tranquilli. Ad oggi non ci sono casi di Covid-19 in Ostetricia e l’azienda ospedaliera in tutta sicurezza ha previsto dei percorsi assistenziali separati per le donne che risultano positive al tampone».
Si parla molto dei parti domiciliari. «Il parto a domicilio è una realtà che può esistere, ma deve essere frutto di un percorso assistenziale ben delineato e non va scelto come soluzione per la paura dell'epidemia e il contagio da Covid-19».
Cosa crea preoccupazione nelle future mamme? «L’unica restrizione che i neo genitori vivono con preoccupazione, tra quelle previste, è quella relativa all’assistenza, e che prevede il parto della donna senza la presenza in sala del marito, compagno oppure dei familiari. Una precauzione presa proprio proprio per tutelare la salute delle pazienti, ed è per questo che l’ospedale assicura l’assistenza di personale sanitario dedicato sempre a disposizione. A tutte loro dico di non preoccuparsi, non sarete mai sole».
Come rassicurate i familiari? «Li teniamo costantemente informati, penso a tutti quei mariti che spesso attendono la nascita del bimbo in auto, nel parcheggio dell’ospedale. Capisco il grande dispiacere che provano, ma il personale sanitario nel rispetto delle regole, fa tutto il possibile per rassicurarli. In quest’ottica, restringere le visite, più che con preoccupazione o angoscia, deve essere visto come un ulteriore senso di sicurezza e protezione. Le visite rimangono comunque aperte un’ora e la degenza post parto, se non sussistono complicazioni, è rapida».
LA TESTIMONIANZA Tra le nascite, il 21 marzo alle 12.30 all’ospedale di Perugia quella di Andrea. Eleonora Alunni e Fabio Raggiotti, i genitori perugini, ci hanno raccontato l’esperienza del parto. «È stato un periodo difficile perché, anche se per il nostro bene, facevamo la vita dei carcerati – spiega la neo mamma Eleonora che, dopo le 48 ore di degenza previste, è già a casa - . Il personale è stato professionale ed empatico, le ostetriche molto vicine e partecipi. L'emozione del parto è indescrivibile e mi ha permesso di non pensare per un po' a questa situazione. Dapprima ero preoccupata perché il piccolo è nato un mese in anticipo, ma quando siamo potuti tornare insieme a casa la gioia è stata infinita». «Ho seguito il parto a distanza – racconta Fabio - , in attesa nei corridoi dell’ospedale e la prima volta che ho visto il piccolo è stato al di là di un vetro. L’emozione di vedere l’ospedale così blindato è un’immagine che credo non mi lascerà mai e, quando Andrea sarà più grande, gli racconterò che cosa io e la sua mamma abbiamo vissuto quel 21 marzo 2020. La gioia della nascita in un clima surreale».

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