CORONAVIRUS

Coronavirus, due cuori e un maxischermo: le strategie dei wedding planner per non rinviare i matrimoni

Mercoledì 15 Aprile 2020 di Aurora Provantini e Vanna Ugolini

Dopo aver fatto il calcolo dei parenti fino al quarto grado, inserito amici e sfogliato il calendario fino a scegliere il periodo perfetto per dirsi sì, scoppia l’emergenza Coronavirus. Eppure il 2020, palindromo e presumibilmente fortunato, era considerato l'anno perfetto per convolare a nozze. Molti ci avevano aggiunto un terzo 20: sabato 20 giugno 2020. Ma anche quella data è in forse.
«Niente si annulla, viene tutto rinviato di pochi mesi». Gli organizzatori di matrimoni si inventano un “change the date”. Un “Pdf”, come dicono loro, che inviano agli sposi per e-mail. Le coppie a loro volta lo spediscono tramite whatsapp ai propri invitati, e il gioco è fatto. «Tutto questo per salvare le partecipazioni, che come prevede il galateo, sono state rigorosamente consegnate a mano o fatte arrivare per posta, due mesi prima della data fissata»” - dice Liliana Venturi. Perché chi decide di rivolgersi ad un “wedding planner” vuole fare tutto alla perfezione, rispettando l’etichetta: in abito bianco, con le damigelle vestite dei colori del bouquet della sposa, la musica giusta, le bomboniere prodotte da aziende del territorio, i fiori più pregiati, il cocktail servito in giardino, il rinfresco a palazzo e il taglio della torta a bordo piscina.

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Liliana apre una fioreria dietro Corso Tacito nel 1995. Dieci anni dopo inaugura anche una confetteria, poi decide di chiudere entrambe e svolgere solo l’attività di organizzatrice di eventi. Il momento inedito la spinge a rimodulare la formula dei ricevimenti: «Per le celebrazioni dei matrimoni abbiamo già in mente di predisporre un maxi schermo fuori dalla chiesa o dal municipio, e dislocare i banchetti in modo che si possano garantire le distanze di scurezza tra gli invitati». «Di idee ne abbiamo tante e gli sposi si sentono assistiti - afferma Liliana - invece noi organizzatori non abbiano ricevuto alcuna indicazione dal Governo, per ripartire. Si parla di come riaprire i ristoranti, ma non si fa menzione della nostra categoria. Eppure per ogni evento mettiamo in moto una macchina che porta lavoro a 60 famiglie, tra tipografi, fioristi, aziende artigiane di produzione dolciaria, chef, sommelier, musicisti e altre maestranze. E’ importante pensare ad una ripartenza in accordo con il Governo». Chi si doveva sposare in primavera vorrebbe farlo comunque entro l’estate, anche per via degli abiti già acquistati. Per Mauro Franceschini, presidente di Confartigianato Terni «l’emergenza sanitaria e le conseguenti restrizioni, causeranno un indubbio danno a tutto il settore del wedding e del suo indotto. Ci mettiamo nei panni degli imprenditori, che ad oggi non hanno indicazioni, ma è una fase che non consente di fare previsioni. La speranza è che si trovi presto un vaccino per il Covid -19 e una cura miracolosa per l’economia». 

Ultimo aggiornamento: 17 Aprile, 08:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA