Coronavirus, la chiesa dell'Umbria perde cinque parroci

Don Tiacci
di Egle Priolo
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Martedì 5 Gennaio 2021, 13:00

PERUGIA - Cinque decessi tra il clero e una quarantina di positivi al Covid dall'inizio della pandemia: questo il prezzo pagato dalle diocesi dell'Umbria al coronavirus.

L'ultimo a tornare alla casa del padre è monsignor Giovanni Battista Tiacci, già canonico camerlengo della cattedrale, direttore dell’Ufficio diocesano per i beni culturali e parroco emerito di San Fortunato della Collina, morto domenica sera nell'ospedale di Perugia. «Curato di campagna prestato alla città», come lo ricorda una nota dell'Arcidiocesi di Perugia – Città della Pieve, avrà il suo funerale stamattina alle 11 nella cattedrale di San Lorenzo, presieduto dal cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti. Il presule, appresa la triste notizia, si è raccolto in preghiera e ha espresso il profondo cordoglio alla famiglia Tiacci anche a nome dell’intero Presbiterio diocesano. «Riferimento sicuro per tante anime, per tante persone, per tante istituzioni – così lo ricorda Bassetti –, don Giovanni lascia un vuoto improvviso, grande, che ci fa stringere gli uni agli altri in uno smarrimento condiviso, in questo nostro tempo così segnato dal male che purtroppo, fra le tante vittime, oggi annovera anche il suo nome. Eppure non riusciamo a pensare a lui senza sorridere ancora per quelle sue battute con le quali sdrammatizzava chiunque si prendesse troppo sul serio. Era un altro modo di annunciare il Vangelo: con la semplicità di chi sa farsi prossimo di tutti, condividendone sinceramente e profondamente sia la festa, sia il dolore». Monsignor Tiacci era legato al cardinale Ennio Antonelli, arcivescovo di Perugia - Città della Pieve dal 1988 al 1995, da una grande e lunga amicizia, sin dagli anni del seminario. «Don Giovanni: mio collaboratore attento e premuroso quando sono stato Arcivescovo a Perugia, amico e fratello prima e dopo di allora – scrive il cardinale Antonelli –. Scherzava spesso e volentieri; ma in realtà era molto serio e responsabile, con una fede saldissima, uno zelo appassionato per il bene spirituale della gente, una brillante capacità di relazionarsi con tutti e di calarsi con sincera umanità nelle concrete situazioni di ognuno. La simpatia, la stima, l’affetto verso di lui rimarranno a lungo nella memoria di tantissime persone, specialmente dei suoi carissimi parrocchiani e del suo Vescovo che con fiducia lo accompagna all’incontro definitivo con il Signore».

GLI ALTRI CASI
Prima dell'amato Tiacci, a doversi arrendere al Covid sono stati, a Perugia, don Gustavo Coletti (morto a 82 anni il 10 novembre), don Leonello Birettoni (scomparso a 79 anni l'11 novembre), don Fortunato Benigni (deceduto a Terni il 2 dicembre) e don Nazzareno Scarinci, il prete di 100 anni scomparso a Gubbio due mesi fa.
Nelle seicento parrocchie dell'Umbria, rette da circa 400 parroci, la situazione più grave si è avuta a Perugia, la diocesi più esposta per il maggior numero di parrocchie: in totale, comunque, i dati sui decessi sono rimasti sotto l'uno per cento e meno del dieci per quanto riguarda i contagi. Con casi da Orvieto a Todi, da Spoleto a Gualdo e Nocera, fino a Foligno e Città di Castello, con qualche rappresentante del clero ricoverato o in quarantena, ma nessuno in terapia intensiva. La situazione quindi più allarmante è stata proprio nella diocesi più grande, in cui si sono contati una dozzina di casi, compreso proprio il cardinale Gualtiero Bassetti (in terapia intensiva per circa due settimane), il cancelliere e il cardinale ausiliare risultato positivo ma asintomatico. È stato ricoverato fino alla completa guarigione anche l'arcivescovo di Spoleto Renato Boccardo, presidente dei vescovi umbri.
 

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