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Coronavirus, indagine Corte dei Conti sull'accordo con le case di cura

Il procuratore regionale della Corte dei Conti, Rosa Francaviglia
di Luca Benedetti
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 10 Giugno 2020, 07:00

PERUGIA - Nel grande mare dell’emergenza Covid-19 che anche nella piccola Umbria è un oceano, ci sono altri dubbi che la magistratura contabile vuol chiarire. Si chiama indagine quella avviata dal procuratore regionale della Corte dei Conti, Rosa Francaviglia sull’intesa che ha portato all’utilizzo delle cliniche private per l’attività chirurgica che non si può ancora fare negli ospedali che stanno uscendo dalla configurazione Covid-19.
 Così nei giorni scorsi la procura contabile regionale ha attivato i carabinieri del Nas. Le mosse del Nucleo tutela della salute non sono passate inosservate perché il Nas ha bussato a più indirizzi. In Regione perché la delibera quadro e l’intesa è stata raggiunta dall’assessorato alla Sanità con le due associazioni che raggruppamento le quattro cliniche private in campo. E dall’altra parte all’Azienda ospedaliera di Perugia perché di Aziende sanitarie e Asl è l’unica che ha messo nero su bianco l’accordo con le case di cura per gli interventi chirurgici programmati. Attività, con i professionisti pubblici nelle strutture private, che è già iniziata. Ma l’accesso e l’acquisizione del Nas ha creato un bel po’ di agitazione tanto che radio ospedale Perugia racconta di un vertice del Collegio di direzione che ha fatto un giro d’orizzonte su tutta la partita. Una partita che, ufficialmente, dopo le trattative con le associazioni delle case di cura private, trova il primo atto nella delibera della giunta Tesei, la 227 del 16 aprile.
In piena emergenza Covid-19 c’è la necessità di non bloccare l’attività sanitaria e il passo dell’intesa con le case di cura private è la scelta ritenuta più logica.
L’accordo quadro è stato firmato il 17 aprile e aveva come presupposti la dichiarazione dello stato di emergenza fino al 31 luglio e passaggi chiave del Decreto legge del 17 marzo in cui si parla, tra l’altro, che su richiesta delle regioni le strutture private potevano mettere a disposizione il personale sanitario in servizio nonché i locali e le attrezzature. Una sinergia che faceva il paio con la sospensione dei ricoveri durante la pandemia a meno che non si trattasse di attività non procrastinabili. Tra l’altro la richiesta di attivare una sinergia con le attività private era stata richiesta dalla regioni in sede di Commissione Salute.
Fin qui la genesi dell’accordo e l’intesa sui cui si è mossa la sola Azienda ospedaliera di Perugia che arrivata alla stipula dei contratti con 4 case di cura private. Ed è sul doppio binario della delibera quadro della Regione e dell’intesa con i contratti firmati in cui vengono anche “prezzati” gli interventi, che la procura regionale della Corte dei Conti ha fatto muovere il Nas. La magistratura contabile vuol conoscere non solo i termini economici, ma anche quelli temporali (la fine dell’emergenza) in cui si muove l’intesa. E quello che prevede da parte della struttura pubblica l’utilizzo di strutture e personale privato per gestire gli interventi programmati che non possono essere svolti al Santa Maria della Misericordia.

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