NICOLA ZINGARETTI

Congresso Pd, Bori: «Il congresso si può fare, ora un passo avanti da tutti»

Venerdì 5 Marzo 2021 di Federico Fabrizi
Tommaso Bori

PERUGIA Il Governo prevede le amministrative a ottobre, il Pd stabilisce in una circolare che da aprile si potranno fare i congressi con il voto “in presenza” e Zingaretti si dimette.
Tommaso Bori, in Umbria si doveva fare un congresso regionale, dove eravate rimasti?
«Io ho sempre vissuto questo congresso con un punto di partenza e non di arrivo. La costruzione di basi nuove per ripartire insieme. Ritengo che ci siano le condizioni per riprendere, appunto, da dove eravamo rimasti. A fine ottobre, responsabilmente, è stato deciso di congelare l’iter congressuale a causa della pandemia. Scelta giusta e seria. Oggi in tantissimi ambiti, nel mondo del lavoro dove è possibile, anche nella socialità, tutti noi utilizziamo strumenti e tecnologie che consentono di interagire e di confrontarci in sicurezza a distanza, possiamo farlo anche noi, può farlo anche il Partito democratico in Umbria e può essere portato a termine quel percorso congressuale che era stato avviato ormai circa sei mesi fa. Ne abbiamo bisogno».
Intanto Zingaretti ha perso la pazienza.
«Capisco il senso di frustrazione di Nicola Zingaretti e la vergogna di fronte a un gruppo dirigente autoreferenziale e strumentale. Noi non siamo qui per conservare l’attuale e mantenere lo status quo. Dopo la drammatica disfatta elettorale del 2018 siamo stati chiamati a salvare un Pd rimasto senz’anima. Ma adesso questo non basta più: ora dobbiamo cambiarlo. Alla radice. Aprire una fase nuova per la nostra comunità che ha fame e sete di futuro, animata dalla voglia di riscatto. Anche contro chi la vuole impantanare in una guerriglia quotidiana».
Tornando all’Umbria, esclusi i pochi mesi di Gianpiero Bocci segretario, il Pd umbro è commissariato da marzo 2018, dalle dimissioni di Giacomo Leonelli dopo il disastro delle politiche. Tre anni. E tra qualche mese si torna a votare in 11 Comuni.
«Tre anni sono un tempo lunghissimo, nel quale è accaduto di tutto. Le consultazioni tenute nelle scorse settimane dal commissario Enrico Rossi hanno indicato chiaramente l’opportunità di chiudere il congresso al più presto possibile. Il passaggio delle elezioni amministrative che abbiamo davanti è significativo. C’è un po’ di tempo in più, è vero, ma va usato bene, per costruire una coalizione, un campo largo di alleanze ed un progetto adeguato. Tutto questo possono e devono farlo organismi pienamente legittimati».
Insomma, serve un segretario che decida.
«Serve un segretario sì, ma soprattutto una squadra, degli organismi legittimati e un progetto chiaro, quello che non serve è un uomo solo al comando. A questa soluzione io non ho mai creduto e non ci credo neanche adesso».
Bori, lo dice ora, prima di un voto congressuale nel quale a vedere il numero delle candidature all’assemblea regionale ha buone possibilità di vincere.
«Al Pd occorrono veramente inclusività e apertura. Questo è palese. Basta cercare il nemico interno. L’avversario è fuori di noi, è rappresentato da chi si contrappone ai nostri valori e da chi dimostra incapacità di governo, come la giunta Tesei, o come alcune amministrazioni locali di centrodestra che stanno mostrando limiti evidenti. Noi dobbiamo battere loro. Io sono pronto a farmi carico di un progetto inclusivo, davvero, con questo obiettivo».
Messa giù così non sarà l’uomo solo al comando ma pare stia invitando qualcuno a fare un passo indietro.
«Esattamente il contrario. Io invito tutti a fare un passo avanti. Perché penso che la nostra comunità abbia un enorme bisogno di unità, che non è unanimismo, di ristabilire la democrazia interna senza temere il confronto tra noi, perché c’è tantissima voglia di riscatto da indirizzare nella giusta direzione».
A proposito di direzione, per le amministrative di ottobre il Pd parte dall’alleanza con il M5S?
«La mia idea è coinvolgere tutte le forze alternative alla destra, partendo da quelle che si ritrovano nel campo del centrosinistra, poi le realtà civiche e il Movimento 5 Stelle. L’alleanza non è solo tattica, ma strategica per il futuro, questo è il nostro orizzonte».

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