Confartigianato all'attacco: «Terni
penalizzata nelle nomine della Regione»

Confartigianato all'attacco: «Terni penalizzata nelle nomine della Regione»
di Lorenzo Pulcioni
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Martedì 16 Giugno 2020, 20:29

Terni penalizzata nelle nomine della Regione. Lo scrive il presidente di Confartigianato Imprese, Mauro Franceschini, dopo i rumors sui rinnovi dei vertici di aziende ed enti regionali di secondo livello a otto mesi dalla campagna elettorale per le elezioni regionali.

«La campagna elettorale regionale - scrive il presidente di Confartigianato Terni - aveva fatto registrare la novità della promessa di tenere nella corretta considerazione tutti i territori dell’Umbria in controtendenza rispetto alla tradizione di emarginazione dai centri decisionali regionali della provincia di Terni.  Tale promessa che era apparsa credibile doveva aprire una fase nuova della politica locale, ma rischia di scontrarsi con i vecchi difetti umbri già alla prima tornata di nomine regionali. Managerialità, merito e competenza devono essere i criteri ispiratori e sono criteri condivisi per le nomine, ma non appare credibile che tali requisiti siano reperibili solo in candidati provenienti dalla provincia di Perugia. E invece a giudicare dalle prime indiscrezioni, se non si determinerà un improvviso incremento dell’attenzione dei rappresentanti in regione del nostro territorio, le nomine regionali non sembrano, per questi aspetti, marcare alcuna discontinuità. Questi vecchi difetti seguiti per decenni hanno già fatto molti danni, alimentando pericolose polemiche, riducendo l’efficacia dell’azione dell’Istituzione regionale e tenendo a livelli minimi la coesione sociale dell’Umbria. Riteniamo che occorra porvi rimedio con azioni positive e non con promesse che rischiano di durare giusto il tempo delle campagne elettorali».

«Terni mortificata nelle nomine regionali» rincara la dose il capogruppo del Pd a Palazzo Spada, Francesco Filipponi. «Le nomine in Umbria digitale, Ater, Villa Umbra, Gepafin, Sviluppumbria, Umbriaflor e Fondazione Uj, vedono un unico ternano, il presidente di Ater nonché ex collega di studio del sindaco di Terni, l’avvocato Leonardo Latini. Per il resto niente, una città di grande rilevanza come Terni – prosegue Filipponi - vede un'unica figura in uno scenario regionale che ha distribuito decine di incarichi. Ci domandiamo se effettivamente a Terni non ci siano quelle competenze manageriali e amministrative in grado di dare un apporto alla amministrazione regionale. Una situazione senza precedenti, la più palese contraddizione a quel riequilibrio amministrativo che il sindaco e la Lega a Terni dicono di voler fare ma che poi a Perugia si rimangiano in maniera clamorosa. E’ chiaro che qualcosa non ha funzionato. O meglio è chiaro che hanno funzionato solo alcuni vincoli rispetto a quelli del territorio e della rappresentanza territoriale. D’altronde l’Amministrazione comunale di Terni non è nuova a sacrificare Terni in nome di piccole convenienze, di legami che nulla hanno a che vedere con la pubblica amministrazione. Suona discutibile che alla presidenza di Asm ci sia un parente di un assessore, suona molto discutibile che curriculum rilevanti, che forse avevano l’unica pecca di provenire da Terni, non abbiano trovato riscontro nelle nomine. L’unica azione di riequilibrio amministrativo è il trasferimento annunciato di Arpa a Terni. Siamo molto felici che su questo versante la Lega abbia fatto il copia e incolla con una proposta di legge regionale presentata dal Pd. Non ne siamo gelosi se si tratta di fare gli interessi di Terni. Cogliamo l’occasione per esprimere solidarietà a tutti quei professionisti, quelle figure di primo piano che provengono da Terni e che non sono riuscite ad arrivare nella stanza dei bottoni di Perugia. Comprendiamo benissimo il rammarico delle associazioni di categoria che giustamente si sono poste il problema di un’equa rappresentanza territoriale, perché tutti noi sappiamo che i progetti e le risorse per il nostro territorio passano anche attraverso una adeguata presenza in enti e agenzie che sono chiamati a gestire milioni di euro l’anno, in particolare in settore ad alto contenuto di sviluppo, quale il credito, il digitale, la formazione e la cultura».

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