Terni, Salvati (Confapi): «Ast in Arvedi, un grande segnale di speranza»

Terni, Salvati (Confapi): «Ast in Arvedi, un grande segnale di speranza»
di Vanna Ugolini
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Lunedì 11 Ottobre 2021, 08:16

TERNI Carlo Salvati, presidente regionale Confapi.

Come valuta l’acquisizione di Ast da parte di Arvedi?

«Io lo ritengo un gorno memorabile. E’ il ritorno di uno stabilimento del livello di Ast in mani italiane e, soprattutto, è stato acquistato da un acciaiere vero.

Quale era la posizione di Confapi in merito alla vendita di Ast rispetto ai quattro potenziali acquirenti, Arvedi, Marcegaglia, Baosteel e Posco?

«Come Confapi abbiamo detto che Ast sarebbe dovuta finire in mani italiane. Se fosse finita nelle mani di una multinazionale avremmo corso il rischio che questa fosse interessata solo alle quote e non al territorio».

Oggi non conosciamo ancora il piano industriale di Arvedi ma conosciamo la storia e la sua attività industriale. Alla luce di questo cosa si auspica per Ast?

«Io credo che Arvedi potrebbe non puntare solo sull’inox e questo per la fabbrica e per il territorio sarebbe una svolta importantissima perchè Ast potrebbe non essere più un’azienda monoproduttrice, Auspico quindi che faccia altre produzioni e questo potrebbe essere una svolta anche per la città».

Per l’Italia e per Ast non sarebbe stato meglio se Arvedi e Marcegaglia avessero superato le rivalità e trovato un accordo tra di loro? Ora non c’è il rischio che Marcegaglia, uno dei clienti più importanti di Ast, compri altrove?

«Arvedi è un produttore di acciaio, Marcegaglia un utilizzatore: sono due punti di vista diversi, ecco perchè non hanno trovato un accordo. Io credo che tra persone intelligenti si troverà un nuovo equilibrio e che Marcegaglia tornerà a comprare da Ast».

C’è un settore produttivo di Ast rappresentare un punto debole nell’acquisizione?

«A vedere da fuori ho qualche dubbio sui fucinati».

Lei ha parlato di un giorno memorabile, i sindacati hanno dichiarato lo stato di agitazione.

«Questa cosa mi ha meravigliato molto, perchè ancora non è stato visto il piano industriale. Credo sarebbe stato meglio annunciarlo nel caso di ritardi nella presentazione ma non così senza ancora un motivo. Tra l’altro se andiamo a vedere come ha lavorato Arvedi anche durante la pandemia ci sono ottimi segnali. Non è stato fatto un giorno di cassa integrazione Covid. Io credo che il passaggio di Ast ad Arvedi sia il primo grande segnale positivo per questa città che si è dimostrata essere, finalmente, territorio appetibile per gli investitori. E poi Cremona meglio di cinesi e coreani. C’è di che sperare in positivo. E’ una provocazione ma neanche tanto: due assessorati della Regione devono venire a Terni».

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