Concorsopoli, parla Bocci. «L'associazione a delinquere con la Marini? Macché, tutti sanno che eravamo rivali»

Sabato 24 Ottobre 2020 di Egle Priolo

PERUGIA - «L'associazione a delinquere con a capo Catiuscia Marini? Ma quale associazione. Eravamo rivali politici, lo racconta la nostra storia». Il cappotto blu ha ripreso il posto del giaccone verde militare. E anche la determinazione è tornata dove per mesi aleggiava un atteggiamento tra lo sbigottito e lo scorato. Così ieri Gianpiero Bocci, ex sottosegretario al ministero dell'Interno ed ex segretario regionale del Pd, si è presentato davanti al giudice Angela Avila nell'udienza preliminare per l'inchiesta sui presunti concorsi truccati in sanità, per cui è indagato insieme ad altre 38 persone, compresi (nonostante un temporaneo stralcio) l'ex presidente della Regione e anche l'ex assessore regionale Luca Barberini, più gli allora vertici del Santa Maria della misericordia Emilio Duca e Maurizio Valorosi.

E proprio l'ex direttore amministrativo dell'Azienda ospedaliera di Perugia ha chiesto di essere interrogato, come lo stesso Bocci e Vito Peduto. Così è passata ieri l'udienza nell'aula dell'istituto Capitini, con l'ex numero uno del Partito democratico (assistito dall'avvocato David Brunelli) che ha risposto a tutte le domande dei sostituti procuratori Mario Formisano e Paolo Abbritti, ribadendo la correttezza del proprio operato e contestando le accuse che gli vengono mosse, ovviamente partendo da quella più pesante. Quell'associazione per delinquere, per cui è indagato insieme alle altre otto persone che secondo la procura avrebbero costituito quella «rete di sistema» per favorire gli amici nei concorsi per la sanità pubblica. Non sono mancate le battute di chi la politica l'ha imparata tra le montagne della Valnerina («I bocciani? Di bocciano c'erano solo io») per un «esame sereno – ha commentato il suo legale – in cui Bocci ha spiegato la sua estraneità ai fatti».
A rispondere alle domande dei pubblici ministeri, anche Maurizio Valorosi (difeso dall'avvocato Francesco Crisi), che ha sostanzialmente confermato quanto detto nel suo ultimo interrogatorio in procura, mentre attende (come Duca e Bocci) la conclusione del giudizio immediato – davanti al collegio presieduto da Carla Giangamboni - per rivelazioni di segreti d'ufficio relativi a un paio di concorsi e per cui ha già chiuso l'accordo per un patteggiamento a due anni.
Ieri, intanto è stato anche il giorno dell'ordinanza con cui il gup Avila ha rigettato tutte le eccezioni proposte dalle difese degli indagati sull'utilizzo delle intercettazioni effettuate dalla guardia di finanza e che rappresentano un pilastro fondamentale dell'inchiesta. Tutte tranne una, quella relativa alla contestazione di abuso d'ufficio, che quindi per essere provata dovrà fare a meno delle conversazioni ascoltate dai finanzieri. Una novità che potrebbe scompaginare alcune certezze e ridisegnare parte dell'eventuale processo.

E si torna in aula il 3 novembre: salta l'udienza in programma la prossima settimana, proprio per dare la possibilità alle difese di riascoltare e ragionare sugli interrogatori resi ieri al Capitini. Mentre procede la programmazione dell'immediato, con il giudizio abbreviato nei confronti di Duca (difeso da Francesco Falcinelli) e Valorosi davanti al gup Lidia Brutti che riapre il 24 novembre con l'escussione di quattro testimoni della difesa. E mentre si attendono le decisioni sul patteggiamento dei quattro indagati usciti dall'inchiesta principale durante l'estate e che dovranno comparire davanti a un nuovo giudice. Con oltre mezzo tribunale ormai praticamente impegnato in questa seconda Sanitopoli.

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