«Concorsi truccati in ospedale: manager e politici a processo». Tutti i nomi

«Concorsi truccati in ospedale: manager e politici a processo». Tutti i nomi
di Egle Priolo
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Mercoledì 29 Luglio 2020, 07:45 - Ultimo aggiornamento: 08:49

PERUGIA - Inchiesta sui presunti concorsi truccati in ospedale: la procura chiede il processo per 39 persone, tra vertici della sanità, politici, medici e membri delle commissioni. I più accorti noteranno che dalla somma mancano sei indagati, tra chi va verso l'archiviazione e chi invece ha raggiunto un accordo per il patteggiamento.

Per il resto, l'impianto delle accuse contestate dai sostituti procuratori Mario Formisano e Paolo Abbritti è granitico. Il capo di imputazione parla di accuse che, a vario titolo, sono di abuso di ufficio, falso materiale e falso ideologico (più un caso di tentato peculato e uno di tentata estorsione) per quelle presunte «alterazioni delle procedure concorsuali» anche molto creative: dai pizzini con le tracce passati agli amici alle mancate comunicazioni delle date d'esame per i candidati più forti da affossare. Tutti modi con cui, secondo la procura, la «rete» gestiva i concorsi dell'Azienda ospedaliera di Perugia e di altre aziende sanitarie umbre. E si parla di rete, perché l'accusa più grave resiste anche nella richiesta di rinvio a giudizio: l'associazione per delinquere contestata all'ex presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, all'ex assessore alla Sanità Luca Barberini, a Gianpiero Bocci (già sottosegretario al Ministero dell'Interno), a Emilio Duca (ex direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Perugia), a Maurizio Valorosi (ex direttore amministrativo dell'Azienda ospedaliera di Perugia), a Maria Cristina Conte (come responsabile dell'Ufficio Personale dell'Azienda), a Rosa Maria Franconi (dirigente coordinatore dell'Ufficio Acquisti e appalti), a Diamante Pacchiarini (ex direttore sanitario dell'Azienda) e ad Antonio Tamagnini (all'epoca responsabile dell'Ufficio Coordinamento attività amministrative). In base alla tesi della procura, tutta da dimostrare, infatti politici, manager e dirigenti si sarebbero associati «tra loro al fine di commettere una serie di delitti contro la pubblica amministrazione finalizzati alla manipolazione sistematica dei concorsi pubblici per garantire la vittoria o il posizionamento “utile” in graduatoria dei candidati preventivamene determinati».
In base alla ricostruzione della procura, che ha coordinato le indagini della guardia di finanza, nel caso per esempio del concorso per infermieri, in nove avrebbero proceduto «con attribuzione “a tavolino” dei relativi punteggi». E se in diversi altri casi (alcuni filmati addirittura dalla finanza negli uffici dell'ex dg) ci sarebbe stato proprio il passaggio delle tracce prima del giorno del concorso, per il concorso da dirigente di Geriatria la «rete di sistema», allo scopo di «assicurare un'ottimale collocazione dei candidati “raccomandati” in graduatoria», avrebbe fatto in modo di non far partecipare al concorso una candidata in odor di posto (assicurandole in cambio l'inserimento nella procedura di stabilizzazione), per avvantaggiare altri due. Ed è anche successo - secondo i pm - che nella sfida da dirigente per Chirurgia Maxillo-facciale due candidati fossero «indicati come vincitori della procedura ancor prima che la stessa iniziasse».

I NOMI
Tutte accuse - e fermo restando il procedimento per rivelazione a carico di Duca, Valorosi e Bocci con giudizio immediato già incardinato - da cui si difenderanno nell'udienza preliminare (si inizia il 9 ottobre), insieme ai nove indagati eccellenti, gli altri 25: Serena Zenzeri, Lorenzina Bolli, Riccardo Brugnetta, Eleonora Capini, Moreno Conti, Pasquale Coreno, Marco Cotone, Potito D'Errico, Giuseppina Fontana, Fabio Gori, Paolo Leonardi, Patrizia Mecocci, Walter Orlandi, Vito Aldo Peduto, Mario Pierotti, Domenico Francesco Oreste Riocci, Alessandro Sdoga, Simonetta Tesoro, Milena Tomassini, Domenico Barzotti, Brando Fanelli, Elisabetta Ceccarelli, Tiziana Ceccucci, Patrizia Borghesi, Mauro Faleburle, Massimo Lenti, Antonio Tullio, Andrea Casciari, Fabio Madonnini e Alvaro Mirabassi (difesi, tra gli altri, da Francesco Falcinelli, Francesco Crisi, David Brunelli, Chiara Peparello, Nicola Di Mario, Manlio Morcella, Franco Libori e Marco Brusco). Invece, per quattro dei sei esclusi dalla richiesta, Roberto Ambrogi, Gabriella Carnio, Andrea Sborzacchi e Maurizio Dottorini, ci sarebbe l'accordo per un patteggiamento, mentre Amato Carloni e Giampietro Ricci sarebbero sulla via dell'archiviazione.
A fare rumore, infine, anche le parti offese: oltre a Regione, Azienda ospedaliera di Perugia e Usl Umbria 1 – già parti civili nel procedimento con giudizio immediato – nella richiesta di rinvio a giudizio (firmata anche dal nuovo procuratore capo Raffaele Cantone) compaiono i nomi di due anestesiste trasferite fuori dal Santa Maria della misericordia e soprattutto della professoressa Susanna Esposito, mal sopportata dalla dirigenza dell'epoca e fuggita da Perugia tra accuse, veleni e controdenunce.

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