Chirurgo di Foligno sbaglia, paziente resta con tre dita paralizzate

Chirurgo di Foligno sbaglia, paziente resta con tre dita paralizzate
di Luca Benedetti
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Giovedì 29 Settembre 2022, 08:59


PERUGIA Una donna a 40 anni si ritrova con tre dita della mano sinistra paralizzate per un errore medico. L’ortopedico traumatologo dell’ospedale San Giovanni Battista di Foligno che ha effettuato l’intervento dieci anni fa, è stato condannato dalla sezione giurisdizionale della Corte dei Conti a risarcire il danno, 70 mila euro, alla Regione. Il collegio presieduto da Pier Carlo Floreani ha ridotto il risarcimento dopo che la richiesta della Procura regionale contava fino a 105mila euro di danno erariale. 
L’ACCUSA
Con atto di citazione del 12 novembre 2021 la Procura regionale della Corte dei Conti aveva imputato al medico «un’attività di assistenza sanitaria gravemente colposa in occasione di un intervento chirurgico al polso sinistro di una paziente, determinante la paralisi di tre dita in ragione della lesione completa del nervo mediano del polso».
Secondo i medici legali il grave errore sarebbe consistito nell’omessa attività diagnostica preliminare all’intervento chirurgico (svoltosi il 19 gennaio del 2012) «quanto mai necessaria per valutare lo stato delle membrane. La paziente, difatti, aveva riportato una ferita alla mano in tenera età, con la quale aveva convissuto per decenni. L’intervento chirurgico, quindi, pur avendo quale finalità la rimozione di una cisti (considerata dalla paziente un inestetismo), doveva avere ad oggetto tessuti già compromessi e che, con ogni probabilità, avevano subito un adattamento anatomofunzionale nel corso degli anni». «Ogni intervento chirurgico di asportazione avrebbe-per la Procura- potuto (come è poi accaduto) determinare lesioni gravi con ricadute funzionali permanenti. Il medico, prima di intervenire, avrebbe dovuto prescrivere esami diagnostici strumentali ed informare la paziente delle possibili ricadute negative dell’intervento, mentre la risonanza magnetica sarebbe stata effettuata solo l’8 febbraio 2012 al fine di verificare le ragioni delle menomazioni funzionali riportate dalla paziente». 

Per il Ctu, se lo studio preoperatorio «fosse stato condotto con meno approssimazione forse avrebbe indotto il chirurgo ad astenersi dall’intervenire, o quantomeno a prospettare i consistenti rischi di perdita della residua funzionalità nervosa, ovvero, infine, a proporre ed optare per una tecnica meno demolitiva». 
LA DIFESA
Il medico (il nome sulla sentenza resa nota dalla Corte dei Conti è stato omesso su richiesta della parte)si è difeso spiegando che «la propria azione operatoria sarebbe stata corretta, in quanto l’intervento era preordinato ad effettuare l’asportazione della cisti, al fine di verificare la presenza o meno di cellule tumorali». «Il convenuto-spiegano i giudici- ha riconosciuto che la risonanza magnetica sarebbe stata successiva all’intervento, mentre il consenso sarebbe stato acquisito prima dell’intervento in modo completo e corretto».
LA DECISIONE
I giudici contabili hanno accolto la ricostruzione della Procura sottolineando come il medico «non ha disposto una risonanza magnetica strumentale e preliminare all’intervento chirurgico al fine di verificare la consistenza dei tessuti su cui andava a incidere. Né ha fornito alla paziente informazioni circa le possibili conseguenze dell’operazione. Il comportamento del sanitario, quindi, è imputabile ad una chiara ed evidente colpa grave da imprudenza, imperizia, trascuratezza» 
La riduzione dell’importo da risarcire è legato al fatto che l’ortopedico, nella sua attività, non si è mai trovato a commettere errori come quelli imputati dalla Corte dei Conti. Il medico folignate farà appello come annunciato dal suo legale, Alberto Maria Onori.

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