Centrodestra, Tesei davanti ma la Meloni dice: «Squarta»

Mercoledì 10 Luglio 2019 di Federico Fabrizi
Donatella Tesei e Matteo Salvini a Perugia
PERUGIA - Può essere una questione di giorni. I big del centrodestra sono decisi a stringere per mettere in pista il candidato presidente di Regione al più presto. L’obiettivo è sfruttare al massimo il vantaggio già evidente nei confronti degli avversari. Da una parte il Pd alle prese con le liti estive, dall’altra i grillini impegnati a costruire l’esperimento di una coalizione, come annunciato da Di Maio a Perugia lo scorso 25 aprile: il centrodestra potrebbe iniziare la campagna elettorale con netto anticipo e accumulare altra distanza. I risultati delle Europee fotografano uno scenario chiaro: Lega al 38 per cento e con la somma di Fratelli d’Italia (6,6%) e Forza Italia (6,2%) la coalizione è salita a quota 51; il centrosinistra tutto insieme non è andato oltre il 32 per cento, cioè sei punti sotto il Carroccio; il Movimento 5 Stelle s’è fermato al 14,6 per cento.
I leghisti possono fare la voce grossa ed hanno il vantaggio di non dover impiegare tempo per cercare un candidato presidente: Matteo Salvini e il fidato Stefano Candiani una governatrice per l’Umbria l’avevano scelta già a Capodanno 2018, quando il leader della Lega aveva trascorso qualche giorno a Montefalco ed aveva conosciuto il sindaco Donatella Tesei. Il patto stretto era chiaro: candidatura nell’uninominale del Senato come indipendente in lista con la Lega e poi - eletta o meno in Parlamento - via libera per la Regione. Matteo Salvini ha ribadito il suo nome nel blitz a Perugia lo scorso 17 aprile. Lei, la Tesei, aspetta ad uscire allo scoperto: nel 2015 venne superata allo sprint da Claudio Ricci per le logiche di coalizione quando era ad un passo dalla candidatura a Palazzo Donini, stavolta vuole costruire un’alleanza stabile, punta a presentarsi con un progetto già chiaro e vuole mani sufficiente libere in una ipotetica giunta.
Lo stato maggiore leghista sta con lei, dal segretario regionale Virginio Caparvi a scendere. Il consigliere regionale Valerio Mancini sarà il capolista del Carroccio, il ternano Enrico Melasecche punta ad esserci: se eletto libererebbe un posto nella giunta di Latini in cui la deputata Barbara Saltamartini vedrebbe benissimo Cristiano Ceccotti. Il folignate Decio Barili, vicinissimo alla Tesei e votatissimo alle amministrative, è un altro nome spendibile.
Ma martedì a muovere è stata Giorgia Meloni. La leader di Fdi nei giorni scorsi ha incontrato la pattuglia umbra - Emanuele Prisco, Franco Zaffini, Marco Squarta ed Eleonora Pace - quindi ha calato la sua carta: «Conosco Marco Squarta da vent’anni, è una persona seria e competente, con un bagaglio di esperienza politica importante a dispetto dell’età (ha quarant’anni ndr) - propongo il suo nome agli alleati di centrodestra». Meloni proverà a tenere il punto finchè potrà con Salvini, mettendola giù così: a Fratelli d’Italia solo la più piccola, l’Umbria, nel pacchetto di otto Regioni al voto tra 2019 e 2020 (Calabria, Emilia, e poi Liguria, Veneto, Marche, Toscana, Puglia e Campani). I salviniani sono pronti a ribattere che dal voto delle Europee l’Umbria risulta la quarta regione più leghista d’Italia e che tra il 38,2 per cento ed il 6,6 c’è davvero tanta distanza. La soluzione più probabile è un ticket: Tesei presidente e Squarta vice. Ma la partita non è chiusa. Il candidato di Fdi ha dalla sua la carta della peruginità: da tempo il capoluogo non esprime il presidente di Regione e potrebbe essere la volta buona.
Forza Italia, alle prese con i guai interni, non ha la forza per alzare la voce e aspetta. Catia Polidori è la coordinatrice regionale, è berlusconianissima e qui sta la sua forza e forse il suo limite. Fiammetta Modena è ben ancorata a Perugia - leggi Andrea Romizi e non solo lui - Raffaele Nevi è vicino ad Antonio Tajani e se dovesse essere necessario pesarsi può contare su due “sindache” top: Laura Pernazza ad Amelia e Roberta Tardani ad Orvieto. Ma gli azzurri devono anche marcare i movimenti delle liste civiche. Pietro Laffranco, silurato ad Arcore nelle ultime candidature per il Parlamento, ha dato una sostanziosa mano alla lista dei romiziani “Progetto Perugia” alle ultime amministrative e nella partita per la Regione non intende restare con le mani un mano.
I segretari dei tre partiti di centrodestra - Caparvi, Zaffini e Polidori - nell’ultimo incontro hanno ribadito il punto: «Solo noi ed una lista civica che porti via voti al centrosinistra». Uno schiaffone all’ex assessore di Perugia Francesco Calabrese, che nei giorni precedenti era arrivato alla facebook-provocazione di candidare Romizi in Regione pur di ottenere di potersi sedere al tavolo per trattare. Per ora, porta chiusa in faccia e via libera al contrario ad un esperimento sul modello Nilo Arcudi (lista “Perugia Civica”), l’ex vicesindaco di Boccali passato con Romizi ed eletto presidente del consiglio comunale. I partiti di centrodestra sono consapevoli delle chance di vittoria “da soli”, quindi: «Decidiamo noi chi può starci, e chi vuole sedere al tavolo deve meritarselo». Alla fine una compagine d’impronta cattolica potrebbe finire ricompresa nell’unica lista civica ammessa alla partita. Ultimo aggiornamento: 18:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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