Caro bollette, anche i Comuni tirano la cinghia: luci basse e in Umbria c'è chi pensa allo smartworking

Caro bollette, anche i Comuni tirano la cinghia: luci basse e in Umbria c'è chi pensa allo smartworking
di Sergio Capotosti e Egle Priolo
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 24 Agosto 2022, 08:07

PERUGIA - «Quando esci, spegni la luce». Anche in ufficio. Perché se il buon padre di famiglia è un sindaco, in tempi di crisi e rincari alle stelle, il monito non cambia: bisogna stare attenti ai consumi, ché il contatore – anche quello pubblico – corre. Capita così che, a causa dell'impennata dei costi dell'energia dovuta all'attuale situazione internazionale, a lamentarsi delle bollette non siano solo nonni e commercianti, ma anche le amministrazioni pubbliche. Che in Umbria provano a combattere gli sprechi in diversi modi. Dalle attenzioni del buon padre di famiglia, appunto, alla rimodulazione delle luci a led, fino addirittura a un ritorno allo smartworking (sindacati permettendo).

«Rispetto al contenimento dei consumi e al risparmio energetico posso dire che come Comune di Foligno siamo già avanti – spiega per esempio al Messaggero Riccardo Meloni, vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici -. Nel senso che già da inizio legislatura abbiamo avviato e attivato un preciso progetto finalizzato da un lato al contenimento dei costi e dall’altro alla rimodulazione, e laddove necessario alla sostituzione, dei corpi illuminanti dotando il tutto di luci a basso consumo. Stiamo portando avanti questa linea e, attraverso precisi step, man mano valuteremo se c’è altro da fare o se quanto fatto è sufficiente».
IPOTESI SMARTWORKING
A Spoleto, invece, dove nell’ambito del programma Agenda Urbana è stata già avviata la sostituzione dei punti luce pubblici con l’illuminazione a led, il Comune fa quadrato anche sui consumi negli immobili di proprietà. «A inizio settembre – spiega l’assessore comunale all’Ambiente Agnese Protasi – è in programma un incontro con la società di Roma che si occupa dei nostri impianti e l’obiettivo è quello di redigere un piano di risparmio». Intanto negli uffici comunali si procede con dei piccoli accorgimenti di buon senso, gli stessi che si adottano tra le mura domestiche: spegni quando esci, non tenere l'aria condizionata al massimo.
Accorgimenti, per esempio, diventati prassi anche negli uffici della Regione al Broletto, a Perugia, dove una circolare ricorda a tutti i dipendenti di non abbassare il termostato dell'aria condizionata oltre i 25 gradi, già deroga rispetto ai 27 di norma. Si ricorda anche «di non lasciare durante la giornata le finestre con l'impianto di climatizzazione acceso e di chiuderle quando si lascia l'ufficio», vietando anche l'utilizzo di «apparecchi elettrici di riscaldamento o di raffrescamento reperiti e gestiti in autonomia». Insomma, niente ventilatori portati da casa, si deve risparmiare.

Lo sa bene anche il Comune di Perugia che, per esempio, per far fronte all’aumento dei costi per la pubblica illuminazione, per il 2022 deve tirare fuori 2,7 milioni di euro in più. Una botta considerevole e che avrebbe potuto essere decisamente superiore senza la rivoluzione led attuata nella passata legislatura. Con la battaglia dell'allora assessore Francesco Calabrese che torna utile due volte, vista l'idea non di spegnere le luci ma semmai di abbassarne la luminosità per risparmiare di più. Tra le altre ipotesi al vaglio, ma sul fronte uffici pubblici, ci sarebbe anche quella di riproporre lo smartworking, con settori e piani chiusi a turno, per limitare i consumi di energia per luce e condizionatori. Una scelta, però, che potrebbe trovare le giuste resistenze, eventualmente, di lavoratori e sindacati.

QUI TERNI
E se a Gubbio le polemiche sono già esplose per le luci pubbliche accese anche di giorno (ma con la giunta pronta a passare al led), a Terni si parla già di monumenti spenti e di necessità di lampioni intelligenti davanti a rincari monstrum. «In fase di bilancio avevamo previsto il doppio delle spese, ma questa scelta potrebbe non bastare». A dirlo è l’assessore al Bilancio del Comune di Terni, Orlando Masselli, che così affronta il tema del rincaro delle bollette che gli Enti locali dovranno gestire in vista del possibile razionamento di luce e gas annunciato dal governo per superare la crisi energetica. La stima fatta all’inizio dell’anno, infatti, dovrà essere rivista, per effetto dei rincari che il gas sta avendo in questi giorni. «Nel 2021 - aveva spiegato l’energy manager di Palazzo Spada, Nazareno Claudiani - il Comune aveva speso due milioni e mezzo per l’energia elettrica e 500mila euro per il gas per cui la previsione è di un aggravio di circa 500mila euro per l’energia elettrica e di 100mila euro per il gas». La scelta fatta dalla giunta Latini di stanziare più fondi in bilancio per coprire i costi delle bollette, a questo punto, non è più sufficiente. «Molto dipenderà dalle scelte che prenderà il governo, come la possibilità di abbassare la temperatura negli uffici», prosegue l’assessore Masselli. In attesa delle indicazioni che arriveranno da Roma, comunque, il Comune di Terni ha dato mandato all’energy manager Claudiani di predisporre in autonomia un Piano di razionamento. «I lampioni - spiega l’assessore Masselli - non si possono spegnere per una questione di sicurezza stradale. Occorrerebbe avere dei sistemi di accensione e spegnimento intelligenti dei lampioni per il risparmio energetico che non son stati installati, ma che abbiamo intenzione di predisporre». Le illuminazioni notturne nei palazzi pubblici, quelle nei grandi parcheggi e davanti ai monumenti: questi poi i tagli che sono allo studio dell’energy manager Claudiani su input della giunta Latini. «Stiamo aspettando il Piano dell’energy manager per prendere in giunta le prime decisioni in autonomia, ma ripeto molto dipenderà da quello che stabilirà il governo», conclude l’assessore Masselli.

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