Caraviaggianti: l'arte svelata con la
musica, in anteprima assoluta a Uj

Sabato 14 Luglio 2018 di Michele Bellucci e Francesca Duranti
PERUGIA - Chi era Caravaggio? Un immorale, assassino, folle, geniale, profetico, rivoluzionario. La pianista romana Rita Marcotulli ha emozionato il pubblico di Umbria Jazz raccontando la sua opera tra sublimazione visiva e suono. L'apertura dell'edizione 45 di Uj è stata violentemente culturale; impossibile restare indifferenti al suono viscerale della produzione originale di Tadaam presentata in anteprima solo per il pubblico del Festival, con la pianista sul palco insieme a una formazione internazionale: la giapponese Mieko Miyazaki al koto, il messicano Israel Varela alla batteria, il norvegese Tore Brunborg ai sassofoni, il franco-algerino Michel Benita al contrabbasso, gli italiani Marco Decimo al violoncello e Michele Rabbia alle percussioni. Più di un concerto, un lavoro multimediale in cui musica, parole, immagini hanno concorso a creare visioni e suggestioni attorno alla figura e ai capolavori del Caravaggio. Per diventare immortali non basta saper dipingere bene, per capire veramente Caravaggio occorre abbandonare la via dell'interpretazione canonica e guardare i suoi capolavori con occhi nuovi. E questo Rita Marcotulli lo ha capito perfettamente, per non lasciarsi sfuggire i molti indizi e misteri che ha disseminato nelle sue tele. Un concerto vissuto come un percorso iniziatico per apprezzare in modo nuovo le opere del Merisi, come se il pubblico le vedesse per la prima volta. Non sempre è possibile leggere la pittura antica senza un ricco bagaglio di informazioni storiche, iconografiche, liturgiche o simboliche. Gli artisti danno spesso per scontato che i propri ammiratori dispongano di una cultura che permetta loro di riconoscere immediatamente personaggi, divinità, allegorie e luoghi. I pittori si divertono a nascondere il senso delle proprie opere dietro dettagli all'apparenza irrilevanti. Molte volte basta un oggetto, un colore o un'espressione per restituire a un'opera il suo significato. Lo spettacolo Caraviaggianti ha saputo rendere al pubblico, grazie all'intreccio tra suono e immagine con la voce narrante di Stefano Benni a fare da guida, la forza e la violenza delle opere di Cravaggio. E' arrivata perfettamente e in modo sublime, anche a chi non aveva gli strumenti per comprendere appieno quelle tele.

Merito anche dell'impostazione multimediale del progetto, con il gran lavoro di mapping-video realizzato dallo studio milanese Karmachina. I quadri del celebre pittore sono stati infatti proiettati sia sul fondale, alle spalle dei musicisti, che nel rettangolo sospeso di fronte al palco, realizzato in modo da poterne sfruttare al meglio le trasparenze. Non solo le pitture ma anche singoli dettagli dei quadri, che sembrano prendere vita grazie a un intelligente e spettacolare utilizzo di molteplici livelli, così che un angelo potesse sbattere gli occhi o muovere le ali, mentre la decapitazione di Oloferne diventa "reale" con la spada di Giuditta in grado di muoversi. Un progetto complesso, covato da molti anni, «un'idea nata nel 2006» ammette la stessa Marcotulli. Ad affascinarla il concetto del contrasto tra il buio e la luce nonché la possibilità di utilizzare qualcosa di virtuale per entrare nel mondo di Caravaggio. Questo è il filo conduttore di tutto lo spettacolo ma, e qui sta forse l'aspetto più affascinante dell'intero progetto, ad emergere sono soprattutto emozioni e sensazioni. Per riuscirci la pianista ha scelto di avere intorno a sé musicisti (e strumenti) in grado di adattarsi ad ogni atmosfera con naturalezza. Il koto della Miyazaki, al centro del palco china a pizzicare con leggerezza le corde ma capace di tirar fuori urla raggelanti mentre i serpenti si muovono sulla testa di Minerva; armonie vocali anche dal messicano Varela, con Brunborg che soffia in strumenti diversi quasi a ogni brano per assecondare le atmosfere che cambiano; l'accoppiata Benita-Decimo conquista per l'uso perfettamente simbiotico di violoncello e contrabbasso. Sullo sfondo un grandissimo lavoro di Rabbia, che sperimenta rumori e fruscii, regalando al live lo stesso sapore di una pennellata sulla tela.

«Trovo che Caravaggio sia molto vicino al jazz - ha dichiarato Rita Marcotulli - perché è stato un artista libero e deciso a rompere gli schemi. Viveva in un periodo buio, in cui c'era l'Inquisizione, eppure lui rappresenta la luce. Ho capito che era un uomo gioioso seppur irascibile e che amava stare in mezzo a persone semplici, un po' come i jazzisti che amano stare nelle bettole». L'anteprima a Umbria Jazz 2018, in un Teatro Morlacchi risultato sold-out con largo anticipo, ha colpito nel segno. Caraviaggianti può davvero diventare un progetto di successo a livello internazionale, offrendo al pubblico straniero (ma non solo) un omaggio all'arte di un genio e nello stesso tempo a tutta l'arte italiana. In platea a Perugia c'erano anche l'Ambasciatore cinese in Italia e il nuovo presidente della Fondazione Italia-Cina, oltre a rappresentanti del Blue Note di Tokio. Chissà che la strada verso il successo internazionale dei Caraviaggianti non debba passare proprio da lì. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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