Caccia, la battaglia per i confini delle zone di ripopolamento

Domenica 8 Aprile 2018 di Luca Benedetti
PERUGIA - Non c’è solo la partita delle proroga dei comitati di gestione degli Atc, cioè gli ambiti territoriali di caccia. Ma c’è anche una sfida, che riguarda almeno l’Atc Perugia 1, su alcune iniziative in corso che vengono contestate dalle associazioni venatorie. Di Atc e di mosse da mettere in atto anche dopo l’uscita di Enalcaccia sezione provinciale di Perugia, per esempio, se ne è parlato qualche sera fa in una riunione a Foligno dove c’erano intorno al tavolo i rappresentanti anche di Federcaccia, Cpa, Arci Caccia, Anu migratoristi e Italcaccia. Sul tappeto, però, c’è un’altra partita spinosissima. E riguarda l’attività, sempre in regime di proroga, dell’Ambito territoriale di Caccia Perugia 1. Che ha messo le mani alla modifica delle percentuali del territorio dove si esercitano caccia e attività legate a quella venatoria. In particolare preoccupano i tagli agli ettari di alcune Zone di ripopolamento e cattura. E la miccia l’accende l’Enalcaccia, sezione Provinciale di Perugia che con una lunga lettera invita in Regione (oltre che al Comitato di gestione dell’Atc Perugia 1) firmata dal presidente Francesco Ragni spiega i motivi per cui i cacciatori sono contrari. Ma ci sono anche 140 firme di cacciatori, anche questa indirizzata in Regione che arriva dalla zona di Marsciano e una con le sigle delle associazioni venatorie che ha come base della protesta il Trasimeno. Segno evidente che le mosse annunciate a metà febbraio dall’Atc Perugia 1, stanno creando non poca fibrillazione tra i cacciatori. Nella partita dei tagli c’è anche la zona di ripopolamento e cattura a Gubbio con dentro il parco del Coppo. La spiegazione la dà per tutti Ragni nella sua lunga nota. «La prima considerazione e osservazione che formuliamo-scrive Ragni- emerge palesemente dall’esame del lavoro propositivo elaborato dall’Atc Perugia 1 ed è quello di non aver considerato il valore ambientale e talvolta strategico per il mondo venatorio, assunto dalle Zone di ripopolamento e cattura nella pianificazione del territorio individuata con il Piano faunistico venatorio. Elemento che purtroppo è sfuggito ai membri dell’Ufficio di presidenza dell’Atc 1 che rappresentano la componente venatoria nel Consiglio dell’ambito territoriale di caccia. È impensabile- scrive tra l’altro Ragni- lo stravolgimento proposto con un tratto di penna tirato da un tecnico faunistico che non ha mai vissuto le problematiche e le lotte tenute dal mondo venatorio dal momento dell’approvazione delle legge 157/92 a oggi». Cioè la legge che ha introdottola percentualizzazione del territorio agro-silvo-pastorale tra territorio a caccia programmata, territorio per ambito di interesse degli agricoltori e territorio a protezione, aree dove rientrano i parchi e le zone di ripopolamento e cattura. «Con questa proposta- aggiunge Enalcaccia si tolgono centinaia, migliaia di ettari di territorio alle Zone di ripopolamento e cattura e automaticamente si restituisce la possibilità di ampliare parchi e oasi». Nella battaglia contro il riconfinamento, viene anche sottolineato come le zone di ripopolamento e cattura svolgono una funzione «naturalistica e ambientale a favore di altra fauna, in particolare quella migratoria che trova rifugio e aree di riproduzione nei boschi che si trovano all’interno degli ambiti in questione». Un no netto (aggiustamenti a parte)con un altro fronte: l’ascolto in Regione delle associazioni venatorie prima del rilascio delle concessioni alle aziende faunistiche venatorie. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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