Barbara De Rossi al Calvi Festival:
«Porto in scena la solitudine
di Eva nei confronti di Adamo»

Barbara De Rossi al Calvi Festival: «Porto in scena la solitudine di Eva nei confronti di Adamo»
di Beatrice Martelli
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Sabato 8 Agosto 2020, 11:39 - Ultimo aggiornamento: 11:41

TERNI Come vanno le cose tra uomo e donna? Quali sono i segreti del passo a due di cui i due sessi sono protagonisti? A queste domande si ispira il recital a due voci tratto da Mark Twain «Il diario di Adamo ed Eva», previsto per questa sera nell'ambito del Calvi Festival 2020. Attraverso il mito della creazione, con la sua atmosfera sospesa fuori dal tempo, si parlerà di attrazione ma anche di romanticismo, con un po' di ironia. Protagonisti sulla scena, assieme ai mimi Umberto Bianchi e Raffaella Zappalà, saranno Francesco Branchetti, che cura anche la regia, e Barbara De Rossi.
Barbara De Rossi, cosa significa per lei impersonare Eva?
«È una bella responsabilità. Questa Eva di Twain è una creatura sensibile, ed essendo sensibile io stessa, faccio un buon servizio alle donne. Essendo stata la prima, Eva è la degna rappresentante della nostra categoria, ed ha la responsabilità di raccontare cosa è l'universo femminile, anche in chiave ironica».
Quale taglio darà al personaggio? 
«Di sfaccettature ce ne sono diverse. Tra le varie caratteristiche, in Eva c'è anche un particolare lato di solitudine, che mostra quando non riesce a catturare subito l'attenzione di Adamo».
Nella sua visione, qual è l'aspetto più interessante del rapporto uomo donna che è rappresentato nel recital? 
«Quello della scoperta dell'amore da parte di due persone. Hanno capito che tutto sommato il giardino dell'Eden era meraviglioso, ma che è importante anche amarsi al di fuori di esso. Un altro aspetto secondo me fondamentale affrontato nello spettacolo è quello della ricerca dell'anima gemella».
Era già legata al territorio di Calvi e della provincia di Terni?  «Non lo ero. Molti anni fa, però, sono stata a Piediluco a girare Il giardino dei ciliegi, con Aglioti. Quella è stata la mia bella esperienza nella vostra provincia».
Qual è la parte migliore dell'esibirsi in un centro piccolo ma vivo? 
«Il fascino del teatro è proprio questo, raggiungere posti che non sapevi nemmeno esistessero. L'Italia non è solo grandi città! Ciò che conta è proprio questo: arrivare a tutte le persone. È importante, di conseguenza, che anche un piccolo centro abbia il proprio teatro, perché tutti possano fruire della bellezza».
A proposito di ripartenza culturale post-Covid, quale ruolo possono avere i piccoli borghi?
«I piccoli borghi possono sicuramente essere un ottimo punto di partenza, essendo in grado di rispettare più agilmente le normative, ma la carta vincente è aiutare i teatri in generale a riprendersi, con un maggiore sostegno dalle istituzioni».
 

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