Bimbo ucciso dalla madre, l'accusa: «Lei era già pericolosa, perché aveva ancora l'affido?»

Norbert e Alex Juhasz
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Sabato 9 Ottobre 2021, 08:00 - Ultimo aggiornamento: 09:37

PERUGIA - Norbert Juhasz, il padre del piccolo Alex ucciso a coltellate il primo ottobre a Po' Bandino, arriverà a Perugia dall'Ungheria martedì 12 ottobre. Ci sono da sbrigare le pratiche per il rientro della salma e soprattutto deve essere ascoltato dal sostituto procuratore Manuela Comodi, che accusa l'ex compagna Katalina Erzsebet Bradacs di omicidio volontario aggravato del suo stesso figlio. Dovrà raccontare i contrasti che potrebbero aver portato al rapimento del bambino e alla fuga in Italia, con buone probabilità pianificati già da quando gli assistenti sociali le hanno confermato l'opportunità di toglierle il figlio e che quindi non avrebbe ottenuto l'affidamento per cui aveva chiamato in causa Norbert. La sentenza del tribunale centrale di Budapest - pubblicata su queste colonne - è del 20 settembre, ma le sue richieste di aiuto e alloggio ad amici di vecchissima data sono precedenti, come anticipato ieri da Il Messaggero.

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Norbert Juhasz è frastornato, distrutto, come conferma il suo legale, l'avvocato Massimiliano Scaringella. Romano, con doppia cittadinanza italiana e ungherese, da anni punto di riferimento per la comunità magiara, assisterà il papà di Alex in uno dei passaggi più dolorosi. Per spiegare come sia possibile – fermo restando che la sua colpevolezza non è ancora stata provata e che la 44enne si professa innocente – che la mamma del proprio bambino sia arrivata a ucciderlo.
Avvocato Scaringella, tra le tante domande ancora senza risposta è come sia stato possibile che Alex fosse con la madre, nonostante un quadro psicologico poco confortante e un utilizzo di psicofarmaci accertato almeno dal 2016.
«Questo è un aspetto complesso, molte persone sono sottoposte a terapie che prevedono la somministrazione di psicofarmaci. L’usare psicofarmaci non vuol dire in automatico essere soggetti pericolosi, anche se può essere un campanello di allarme. La madre, a mio avviso, era da considerare pericolosa piuttosto perché aveva mostrato di essere non in grado di gestire la propria rabbia e incline a scatti di ira anche violenti. Sono convinto che le persone che non gestiscono le emozioni, specie quelle negative, siano evidentemente pericolose. Queste comunque erano le conclusioni a cui era giunto il tribunale a Budapest. Quindi il problema non è nella decisione del tribunale Ungherese, ineccepibile, ma nel fatto che non è stato possibile attuare la decisione presa dai magistrati».
Avete capito come è fuggita dall'Ungheria, dopo aver anche tinto e tagliato i capelli?
«Le modalità di come sia potuta arrivare in Italia con il bambino sono al vaglio degli inquirenti di Italia e Ungheria. Abbiamo la massima fiducia nel lavoro che questi stanno svolgendo e sono convinto che, qualora ci fossero, verranno individuare eventuali responsabilità».
Il giorno prima dell'omicidio, Katalina ha chiamato l'ex compagno per chiedergli soldi, che l'uomo le ha negato. Aveva mai fatto prima a Norbert richieste di danaro?
«Non mi risulta che ci fossero altre richieste economiche, se non quelle che vengono normalmente fatte quando in tribunale si discute sull’affidamento di un figlio, ma questo è un aspetto che approfondirò studiando a fondo la vicenda».
Perdendo l'affidamento, avrebbe quindi perso anche il mantenimento dovuto per il bambino. Ma lei al giudice – come agli amici a cui ha chiesto un alloggio - ha ribadito il suo amore per Alex e raccontato che Norbert fosse violento e che per questo volesse scappare lontano con il piccolo.
«Mi sento di smentire in modo fermo che il padre fosse un soggetto violento, anzi è vero il contrario: ha difeso la propria posizione e del figlio in modo esemplare, utilizzando la legalità e affidandosi ai propri avvocati. Il tribunale ungherese ha giudicato le accuse della madre strumentali e non credibili».

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