CORONAVIRUS

Magliocchetti, Federmanager Terni: «Ast in vendita, ma difficile che le aziende europee si facciamo avanti»

Mercoledì 20 Maggio 2020 di Augusto Magliocchetti*

TERNI Parlare di acciaio inossidabile serve a delimitare il capo di gioco, parlare dei competitors consente di conoscere i giocatori e quindi capire se strategie e tattiche utilizzate sono valide o meno. L’inox non è un prodotto maturo; secondo il centro studi Sme ( gennaio 2020) nei prossimi 5 anni si passerà da una domanda di 43,8 milioni di tonnellate ( 2019) a  54,2 milioni ( 2025 ) con un incremento del  24%.

Non c’ è dubbio che  la pandemia abbia cambiato i valori di riferimento perché se è vero che l’inossidabile è, ormai, considerato una commodities è altrettanto vero che i settori di utilizzo sono, essenzialmente, beni di consumo durevoli e investimenti la cui domanda è stata e sarà fortemente influenzata dal Coronavirus. Del resto il mercato, specie quello Europeo ed asiatico, aveva dato segnali forti di contrazione già nell’ultima parte dell’anno passato e la timida ripresa di Gennaio e Febbraio è stata congelata dal lockdown generalizzato.

Non a caso i centri di ricerca dopo aver contabilizzato una riduzione per il primo quarter dell’11,9% mondiale ( di cui 15,5% per Emea, 11,7% per Apac e 4,8% America ) stimano una ulteriore contrazione, per il secondo trimestre, tra il 20 ed il 25 %. Il prezzo della materia prima fondamentale ( il Nickel ) ha registrato una riduzione del 15% tra il Q4/2019 ed Q1 del 2020 ed è destinato ad imboccare un trend discendente. Questo non solo influenzerà i prezzi di vendita ma comporterà una svalutazione delle rimanenze che si rifletterà sui conti economici.

Lo si è visto già nel trimestre Gennaio-Marzo il cui impatto è costato 13 milioni di euro ad Outokumpu, 16 milioni ad Acerinox ed una “ svalutazione significativa “ in Aperam che non la quantifica nella trimestrale ma che si ritiene maggiore delle altre due. Resta sostanzialmente immutato il problema delle importazioni che sono tornate, in Europa, a crescere sopra le 80 mila tonnellate mese il che in termini percentuali quantifica l’import sopra il 29% del consumo Europeo. Questi dati certificano che il regime di sorveglianza non basta e che il differenziale di costi specie ambientali richiederà strumenti ( dazi antidumping ) più specifici e cogenti. Sono queste, criticità comuni al mondo della siderurgia; le aziende europee per effetto delle normative di riduzione dell’impatto ambientale viaggiano ad una media di emissioni di CO2 di 1,8 tonnellate per 1 tonnellata di acciaio contro la media mondiale di 5,2 ma con la Cina e l’Indonesia che registrano picchi di 7-8 tons di Co2 per 1 tons di acciaio. 

La concorrenza di Ast. Come vanno le cose in campo avverso? In base alle trimestrali hanno tutti  sofferto sforando in negativo i dati di budget ma resistono. Gli Spagnoli dell’Acerinox aumentano  le vendite del 6% e registrano un Ebitda di 85 milioni di euro grazie sia al contributo della  Vdm sia del mercato Americano più tonico di quello europeo. I franco-lussenburghesi dell’Aperam aumentano il fatturato del 5% ma vedono una contrazione dell’Ebitda sul trimestre precedente da 85 a 70 milioni di euro. Resta immutato il risultato netto del periodo pari a 29 milioni di euro.
I finlandesi della Outokumpu migliorano  i volumi sia in Europa che in America con un Ebitda che registra risultati analoghi in Emea( 67 milioni ) mentre vengono gratificati dalla politica protezionistica negli Usa dove portano l’Ebitda da 10 a 20 milioni di €.

Il paragone con Ast.  Fare un paragone con l’Ast è praticamente impossibile perché alla ricchezza di dati ed informazioni che caratterizzano i report dei produttori europei di inox  si contrappone la sostanziale carenza di  disclosure della Thyssenkrupp relativamente alle singole aree di business.

Peraltro l’utilizzo di dati aggregati anche per le singole divisioni non consente di comparare ne volumi né prezzi né composizione dei portafogli  di vendita con riferimenti alle aree commerciali o alla tipologia dei prodotti. Di certo l’unicità del sito produttivo e la focalizzazione quasi esclusiva sul mercato europeo non consento di mitigare le difficoltà di quest’ultimo con la relativa tonicità di altri. Ma,probabilmente, il dato più preoccupante è rappresentato dalla situazione della Casamadre e dal suo livello di indebitamento che presenta crescite esponenziali. Mentre gli  “attori” esaminati generano cash flow positivi e vedono il livello di debito decrescere la costante – in casa Thyssenkrupp -  di un cash negativo ( in questo trimestre si è arrivati a -2,7 miliardi di € ) e di un debito vicino ad un quinto del fatturato ( 7,3 miliardi di € ) rendono critica non solo la possibilità di ristrutturazione e rilancio ma, perfino, quella di continuità operativa. Se il motto delle tre resta “ cash is the King “ quello di Ast appare più latinamente vicino ad un “ primum vivere “. Di questo le forze politiche, economiche e sociali del territorio dovranno, volenti o nolenti, farsi carico con modalità, forme ed iniziative anche da inventare.
Responsabile siderurgia Federmanager Terni

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