Assunzione con l'aiutino al figlio dell'ex capo della Massoneria, il pm chiede il processo. Il dirigente: «Nessun vantaggio»

Mercoledì 3 Febbraio 2021 di Egle Priolo

PERUGIA - Per l'assunzione del figlio dell'ex presidente dei maestri venerabili dell'Umbria Antonio Perelli e per avergli procurato quello che è considerato un ingiusto vantaggio patrimoniale con un compenso annuo di oltre 34mila euro, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio di Gianni Giovannini, dirigente del servizio Programmazione della Regione.

Ma ieri in aula lo stesso Giovannini ha contestato le accuse di abuso di ufficio mosse dal pm Mario Formisano attraverso dichiarazioni spontanee, con le quali ha illustrato come si sia «mosso all’interno della normativa che ha puntualmente citato, ma anche tenuto conto dei vincoli delle normative per le quali non avrebbe potuto comportarsi diversamente», come riassunto dai suoi legali. Gli avvocati Giacomo Leonelli e Gabriele Stafficci infatti hanno sottolineato come «l’eventuale vantaggio patrimoniale non possa in alcun modo essere attribuibile al nostro assistito, tenuto conto che Perelli fu selezionato dall'Azienda ospedaliera all’esito di una procedura di concorso della cui commissione Giovannini non faceva parte. Nel corso della sua attività lavorativa poi non ci sono stati elementi tali da giustificare procedure di licenziamento. Anzi gli stessi Nas hanno riconosciuto che l’attività professionale c’è stata e l'Aifa nel 2017 ha valutato positivamente l’attività del Ceas (il Comitato etico delle aziende sanitarie dell'Umbria in cui era stato assunto Perelli, ndr). E a nulla rileva il tema di una presenza non assidua in ufficio visto che era legato da un contratto di collaborazione senza vincolo di orari».
Si torna in aula il 27 aprile per la replica del pm, a cui seguirà la decisione del gip Natalia Giubilei.

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