Ridotto l’assegno per i figli
a professionista causa pandemia

Ridotto l’assegno per i figli a professionista causa pandemia
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Mercoledì 26 Agosto 2020, 08:37

TERNI Per il tribunale di Terni, la contrazione dei redditi del libero professionista a causa della pandemia giustifica la riduzione dell’assegno di mantenimento per i figli. Una causa con aspetti di grande attualità quella che ha dovuto decidere il Tribunale di Terni, che con l’ordinanza presidenziale del 16 luglio ha accolto le richieste di un padre, disponendo la riduzione dell’assegno di mantenimento dovuto ai figli da 350 a 200 euro.
Il padre infatti, consulente per le piccole imprese, ha subito una drastica contrazione dei suoi redditi a causa della pandemia e ha avuto problemi di salute che hanno comportato l’arresto della sua attività.
Decisione emessa al termine procedimento di divorzio, iniziato con la richiesta, da parte della ormai ex moglie, dipendente pubblico, di disporre l’aumento di 50 euro (da 350 a 400 euro) dell’assegno dovuto dal padre a titolo di contributo al mantenimento per i figli. La donna ha fatto fa presente che le necessità dei figli sono in aumento e ha chiesto un maggiore supporto da parte del marito per farvi fronte. Il padre però si opposto alla richiesta della moglie e ha chiesto la riduzione dell’assegno a 150 euro. Tale richiesta è giustificata dai nuovi oneri che è stato costretto a sostenere dopo la separazione e dopo che il giudice ha disposto l’assegnazione della casa familiare alla moglie. 
L’uomo deve infatti sostenere il pagamento del canone di locazione dell’appartamento in cui vive e deve fare fronte alla drastica riduzione della sua attività lavorativa e delle sue entrate a causa della pandemia e in seguito a un intervento che lo ha costretto a interrompere la sua attività. Affermazioni che l’uomo, consulente per le piccole imprese, dimostra attraverso la produzione di documenti.
Il Tribunale, alla luce di quanto sopra, ha ritenuto provati dall’uomo gli oneri sostenuti e da sostenere per i canoni di locazione e l’intervento chirurgico subito. Non solo il presidente ha rileva come in effetti, l’attività svolta dall’uomo è stata una delle più penalizzate dall’emergenza coronavirus. Il Tribunale ha pertanto ritenuto che “deve presumersi la contrazione dei redditi del resistente libero professionista a causa della pandemia, che ha comportato l’interruzione dell’attività libero professionale per circa due mesi”. 

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