«Aspettavano mio figlio fuori dalla scuola per gonfiarlo di botte». Allarme a Perugia per la baby gang

Il parco Chico Mendez di Perugia nell'immagine di copertina del gruppo Facebook dei genitori
di Egle Priolo
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Mercoledì 25 Maggio 2022, 07:05

PERUGIA - «Erano in sei fuori dalla scuola media Cortonese ad aspettare un ragazzino. Sei contro uno... Poteva essere mio figlio o il vostro. Ci vogliamo svegliare? Hanno fatto finta di nulla tutti. Poi ne sono arrivati altri quattro. Basta facciamolo per i nostri figli e per quella ragazzina massacrata in via Tilli». A parlare, anzi a scrivere il suo appello su Facebook, è una mamma preoccupata.

Da tempo nella zona tra via Cortonese e il parco Chico Mendez viene segnalata una baby gang, un gruppo di ragazzini ormai noti per essere balordi e violenti. E ieri alcuni genitori hanno detto basta. Arrivando a ipotizzare di farsi giustizia da soli. Di certo, il racconto della mamma - sul gruppo Genitori del parco Chico Mendez – è inquietante. «Oggi abbiamo sfiorato un altra tragedia», dice. E le risposte aprono uno spaccato ancora peggiore. «Lo so perché aspettavano mio figlio – spiega un altro genitore -. Ho chiamato i carabinieri che erano lì in borghese, per un episodio successo sabato, in cui mio figlio ha difeso un amico, allontanando sti due soggetti che lo avevano aggredito (uno lo teneva per il collo e l'altro gli ha dato un pugno, per uno sguardo interpretato male). Quelli lì fuori erano gli amici di mio figlio più grande che erano venuti in aiuto, dopo essere venuti a conoscenza delle minacce... cosa che non avrei mai permesso, perché queste questioni non possono risolverle tra loro. Sono ragazzini conosciuti dalle forze dell'ordine ormai, che non abitano qui ma frequentano la zona, di giorno e di notte. Uno spavento terribile». Soprattutto perché pare che i tre balordi, tra i 13 e i 14 anni, attesi (a questo punto) dai “buoni” avessero avvisato tutti che avrebbero gonfiato di botte il ragazzino coraggioso. Ma la presenza dei carabinieri ha evitato decisamente il peggio: documenti chiesti e controllati a tutti e baby gang dispersa. Almeno per un giorno. «Sono ragazzini - chiude la mamma della vittima designata - che sicuramente hanno situazioni familiari disastrate, sono stati anche diversi anni in comunità. Fanno anche pena quando conosci le loro storie, ma sicuramente vanno fermati e controllati. I miei fortunatamente mi raccontano tutto e ho origliato mentre parlavano al telefono per organizzare il "contrattacco", per fortuna. Altrimenti non so come sarebbe finita».

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