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Diciottomila badanti salvano la vita agli umbri. «Ora serve un albo»

Diciottomila badanti salvano la vita agli umbri. «Ora serve un albo»
di Selenio Canestrelli
3 Minuti di Lettura
Martedì 2 Febbraio 2021, 11:30

PERUGIA - Sempre più anziani umbri richiedono assistenza, con il fenomeno delle badanti che rischia di sbandare tra gli esborsi da parte delle famiglie coinvolte e le questioni che riguardano la trasparenza del settore. Ogni anno le persone con difficoltà riconducibili all’autosufficienza devono far conto sull’assistenza da parte di badanti per un costo medio di 7 mila euro, che moltiplicato per il numero di lavoratori domestici fa raggiungere una cifra da capogiro: 146 milioni di euro spesi complessivamente per aver un aiuto in casa. Con l’esercito di colf e badanti che dopo un piccolo stop degli anni passati, cresce sul fronte assistenti familiari fino ad arrivare a 18.268 unità. Tanto da far riesplodere l’emergenza costi, con il sindacato Spi-Cgil che chiede di regolamentare meglio il settore con l’istituzione di un vero e proprio albo delle badanti, incidendo anche sul fronte della spesa: «Va potenziato il pilastro rappresentato dall’assistenza domiciliare e rafforzata l’idea di co-housing – dice Mario Bravi, segretario generale dello Spi Cgil Perugia – Un’esperienza innovativa che consente di mantenere la residenzialità insieme alla condivisione di servizi e relativi costi: nel contempo va dato più spazio ai centri diurni e alle case della salute. Per esempio, in provincia di Perugia il 20% degli over 65, circa 35mila persone, hanno limitazioni funzionali, per questo servono interventi personalizzati caratterizzati da flessibilità e integrazione». Nel dettaglio, secondo lo Spi «un anziano su tre con limitazioni funzionali risulta avere una badante, il cui numero nella provincia di Perugia è superiore alle 15mila unità. Anche su questo versante serve trasparenza, chiarezza e la definizione di un albo che garantisca diritti e professionalità». Occhi puntati, quindi, sul pianeta badanti che secondo i dati di Domina, l’Osservatorio nazionale sul lavoro domestico (con la collaborazione della Fondazione Leone Moressa di Mestre), l’attenzione va posta anche sulla sanatoria dei lavoratori domestici stranieri «che potrebbe portare a un aumento di 1.744 di lavoratori nella nostra regione». Osservatorio che si è occupato anche di fare l’esatta fotografia del fenomeno: infatti il 53,6% dei domestici proviene dall’Est Europa, sono quasi tutte donne (91,6%) e hanno in media 49,5 anni. L’incidenza degli italiani è maggiore nelle famiglie che non richiedono la convivenza (34%)”. Ma è sull’impatto economico per le famiglie che l’attenzione si ferma: «Complessivamente, nel 2019, - recita il rapporto - le famiglie della regione hanno speso 146 milioni di euro per la retribuzione dei lavoratori domestici; la cifra comprende stipendio, contributi e Tfr. Il valore aggiunto si aggira attorno a 300 milioni di euro». A livello provinciale, per quello che riguarda il numero complessivo dei lavoratori domiciliari, Perugia conta i tre quarti dei lavoratori domestici regionali (il 75,5% delle colf e il 78% delle badanti). Anche in termini relativi, il capoluogo registra un’incidenza maggiore: 10,1 colf ogni mille abitanti (9,5 a Terni) e 13,2 badanti ogni cento anziani (10,1 a Terni). Intanto, sul fronte delle rendite pensionistiche si scopre, attraverso i dati Inps, che nel 2020 che anche molti umbri sono andati in pensione, tanto da far provocare un balzo del +86% delle pensioni di vecchiaia del settore privato e del 75% per gli assegni sociali, mentre l’importo medio mensile alla decorrenza per il totale delle gestioni è di 1.299 euro per il 2019 e 1.240 euro per il 2020.

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