Anna Ascani (Pd): «Tutti abbiamo sbagliato, ora facciamo spazio a una nuova generazione»

Anna Ascani, vicepresidente del Pd
di Federico Fabrizi
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Domenica 21 Aprile 2019, 16:00

Trentadue anni, secondo mandato alla Camera, vicepresidente nazionale del Pd. Al congresso ha corso in ticket con Roberto Giachetti. Nel partito umbro, Anna Ascani ha mostrato carattere sufficiente per restare a guardare da fuori il duello Bocci - Marini, l’hanno definita “quella senza tessere” ed è stata criticata per essere passata da Letta a Renzi. Ora mette in fila responsabilità, coraggio e cambiamento.
Ascani, che idea s’è fatta a leggere quelle intercettazioni? 
«Sono garantista e i fatti andranno accertati. Ma quel che si legge è devastante per la politica in generale, per l’Umbria e soprattutto per la mia generazione. Il messaggio è: o conosci qualcuno, oppure non avrai un futuro corrispondente a quello per cui hai studiato».
Si sente responsabile?
«Le responsabilità penali sono personali, quelle politiche sono collettive, quindi ciascuno di noi oggi porta un pezzo di responsabilità. Alcuni un po’ di più, altri meno. Si dice che bisogna avere la forza di accettare le cose che non possono essere cambiate, il coraggio di cambiare quelle che vanno cambiate e la saggezza distinguerle. Ecco, quanto meno c’è mancata la saggezza».
Quindi? 
«Tutti dobbiamo assumerci quelle responsabilità e fare lo sforzo di passare il testimone a una classe dirigente nuova, a cui va dato spazio con generosità. Se invece l’atteggiamento diventa: è colpa di tizio o di caio, e ci si lava le mani, si commette un errore. In questo modo il Pd non risolverà fino in fondo i propri problemi».
Lo dice una dirigente nazionale del Pd nata nel 1987, che alla classe dei cinquantenni-sessantenni umbri sorpassati in rettilineo non è mai stata simpatica.
«Io sono entrata in Parlamento a 25 anni con le primarie: è stata un’anomalia, una fortuna e una grande responsabilità perché da me ci si aspetta il maggior grado di cambiamento. E dico: anche io avrei potuto fare di più per cambiare le cose». 
Al congresso, in Umbria si sono visti bocciani e mariniani (entrambi erano per Martina) litigare fino all’ultimo giorno sulle liste per l’assemblea nazionale. Riesce a dire di sentirsi diversa da una certa generazione politica?
«Il mio modo di fare politica, non solo in Umbria, è ispirato a un modello diverso: al principio che più delle tessere contano le idee, che bisogna far spazio a chi è portatore di una passione politica autentica e non è referente di qualcuno o qualcosa. La mia mozione ha eletto all’assemblea nazionale tre giovani assolutamente ai margini rispetto al gruppo dirigente umbro. Ripeto: mi rimprovero di non aver avuto sufficiente coraggio per cambiare le cose nella mia regione. Ma se io che sono stata percepita sempre come quella “più estranea”, dico che è anche colpa mia, non accetto che altri, parte del sistema da trent’anni, oggi si ritengano assolti o addirittura pensino di passare come il rinnovamento».
Che ne pensa di Verini commissario del Pd umbro?
«Ho contestato la scelta dal primo minuto e anche in direzione. Fare il commissario di un partito in cui hai perso il congresso quattro mesi fa è problematico: lo sforzo unitario rischia di essere molto complicato. Spero mi faccia ricredere». 
È confermato: lei e Verini, entrambi di Città di Castello, andate d’accordo solo sull’Inter.
«Io e Verini andiamo d’accordo su tante cose, compresa l’Inter. Io critico la scelta del segretario nazionale. Verini non si è messo lì da solo».
I retroscena raccontano che Zingaretti abbia avuto un ruolo anche nelle dimissioni di Catiuscia Marini.
«Non sono appassionata di retroscena. Dico: se lei ha deciso di dimettersi per difendersi meglio nel processo ha fatto bene. Se invece l’ha fatto su spinta di un partito preoccupato dai sondaggi, allora è un errore. Di presidenti di Regione con procedimenti in corso ben più pesanti ne abbiamo altri, e non è stata chiesta la stessa cosa. Quando indagano la Raggi e va a processo diciamo che non si deve dimettere, poi arriva un avviso di garanzia al nostro governatore e si fa a gara a dire pubblicamente che deve lasciare. Siamo un po’ confusi». 
Se fosse consigliere regionale, il 7 maggio voterebbe le dimissioni della Marini?
«Non conosco l’orientamento del gruppo e non voglio influenzarlo, mi auguro che il commissario sappia tenere insieme gruppo e partito. Il pensiero principale deve essere l’Umbria. So che sono in sospeso alcuni provvedimenti, ad esempio quello sui vitalizi o l’antimafia, le valutazioni vanno fatte su questo».
Ascani, sinceramente, ma il Pd ha capito la lezione? Guardi le liste per le amministrative: a Perugia si è discusso fino a poche ore fa di deroghe al terzo mandato con tanto di quote e correnti.
«Lo vedremo quando il polverone mediatico si sarà posato. Mi auguro che il Pd abbia capito, perché questa è obiettivamente l’ultima chiamata per il centrosinistra umbro, per il Pd, per tutti quelli che credono in certi valori. L’alternativa è la Lega, quella che deve 49 milioni anche agli umbri, quindi abbiamo una responsabilità doppia. Vedo che nella costruzione delle liste delle amministrative si è messo molto impegno per fare spazio a persone fuori da certe dinamiche. Bene». 
Con la Lega dovete farci i conti subito. Visto Salvini mercoledì?
«Salvini, che ha in casa condannati per bancarotta e peculato, ha venduto questa inchiesta come la guerra di liberazione da qualcuno. Ciò dimostra un vulnus delle regole democratiche inquietante: la Lega non ha mai governato in Umbria semplicemente perché ha sempre perso le elezioni. Ora li misureremo sui voti, ma dire che è un’inchiesta a dover cambiare le cose risulta umiliante per gli elettori».
Giubilei a Perugia, Pizzoni a Foligno, Laureti alle Europee: nessuno iscritto al Pd. Cos’è? Scelta o necessità?
«Il centrosinistra deve impegnarsi per individuare le personalità migliori. A Perugia e a Foligno questo si è concretizzato. Andrà fatto anche per le regionali: se c’è una figura nel Pd che può rappresentare un passo nuovo va bene, altrimenti va cercato qualcuno all’esterno che incarni questo sforzo. Non c’è nulla di male ad allargare, è un valore aggiunto».
Quindi alle regionali: o Anna Ascani...
«No... questo lo escludo». 
...e allora?
«Conosco il Pd e credo che la migliore candidatura alle regionali vada cercata fuori dal partito. Spero che ciascuno abbia consapevolezza che stavolta bisogna fare realmente questo sforzo di allargamento, altrimenti la sconfitta è certa».

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