Andrea Paris vince “Tu si que vales” e lui in lacrime: «Ma se so sbajati?»

Andrea Paris vince “Tu si que vales” e lui in lacrime: «Ma se so sbajati?»
di Giovanni Camirri
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Lunedì 30 Novembre 2020, 11:15 - Ultimo aggiornamento: 12:50

Paris, come è andata?

“E’ andata bene, anche se sulle prime, quando ho sentito pronunciare il mio nome, pensavo si trattasse della classifica letta partendo dal quarto posto. Poi il botto, in un lampo, e la presa di coscienza di aver vinto per un secondo ho pensato “Se so sbajati”.

Si racconta così, parlando con Il Messaggero, Andrea Paris artista di Foligno, che ha vinto “Tu si que vales” coronando un sogno, nato da una passione divenuta professione.

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Prima l’incredulità, poi le lacrime. La prima telefonata a chi l’ha fatta?

“A Barbara, la mia compagna che, dopo una comprensibile gioia, vivendo quotidianamente il mio mestiere mi ha chiesto, come avviene sempre in famiglia, se passando per Roma le potevo fare una commissione. Anche questa è magia”.

Il palco, il pubblico, l’esibizione la diretta: che sensazioni si vivono in quei momenti?

“Tremi. Tremi perché c’è la diretta, tremi perché devi mixare la tecnica intorno cui ruota la performance con un po’ di mestiere d’attore. Tremi perché tutto va fatto in maniera impeccabile, senza tempi morti e dando buon umore a tutti. Tremi perché quando sei su quel palco e in diretta, come si dice a Foligno, fa effetto”

Lei è un “prestigiattore”, che significa?

“Io sono un prestigiatore e un attore, da qui “prestigiattore”. Quella doppia “t” riassume la voglia di andare sul palco che ho da sempre. Da quando a 6 anni ero affascinato da un colosso come Silvan e come molti ho poi frenato, in prima battuta, scoprendo che dietro ogni performance c’è quello che si chiama comunemente trucco, che è poi tecnica e studio, e non qualcosa di potenzialmente soprannaturale”.

Poi negli anni cosa è successo.

“Intorno agli 11-12 anni la passione è ripresa quando all’oratorio della vecchia parrocchia del Sacro Cuore, in viale Ancona, ho visto esibirsi il mago Sales che mi regalò quattro opuscoli sull’arte del mago-prestigiatore. Da quel giorno sono trascorsi 28 anni segnati da 8-10 ore di studio e tecnica tra giochi classici, loro evoluzioni e cose che creo in toto o che invece propongo facendo qualcosa di nuovo ma con tecniche già rodate su scala internazionale”.

Lo scorso un secondo posto a “Italia’s got Talent” e quest’anno primo assoluto a “Tu si que vales”, un bel percorso.

“Certamente, ma anche un grande responsabilità professionale. Nel 2019 ero meno conosciuto e, pur avendo dato il massimo, diciamo con un paradosso che mi sarei pure potuto permettere di sbagliare. È trascorso tempo che, pur se breve rispetto al calendario, è stato intenso, ha segnato una grande crescita grazie anche a “Italia’s got Talent” che è stato un grande trampolino, ma che oggi non consente cali di ritmo da nessun punto di vista.

C’è una curiosità che attanaglia tanti: come sono da vicino i giudici e Belen?

“Sono tutti simpaticissimi, sono persone vere e fuori dal palco sono così come tutti li vedono in Tv. Belen, ad esempio, mentre mi esibivo ha detto più volte “è fortissimo” e mi ha fatto davvero piacere. Gerry Scotti, poi, è speciale. Nella performance della finale è stato splendido dimostrando di essere un grande uomo e un grande professionista”.

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