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Barbara Corvi, la scomparsa e 13 anni di misteri ad Amelia: sette testimoni per la verità

Barbara Corvi, la scomparsa e 13 anni di misteri ad Amelia: sette testimoni per la verità
di Nicoletta Gigli
5 Minuti di Lettura
Domenica 14 Agosto 2022, 18:50 - Ultimo aggiornamento: 20:10

AMELIA - E’ il 27 ottobre 2009. Nella campagna di Montecampano, piccola frazione di Amelia, va in scena un giallo ancora irrisolto.

E’ legato alla scomparsa di Barbara Corvi, 35 anni, amerina, moglie di Roberto Lo Giudice e madre di due figli.

Di lei si perdono le tracce come in un film di cui ancora oggi non si conosce il finale.

In un tranquillo pomeriggio di provincia Barbara, uscita di casa col marito con cui si è fidanzata a 15 anni, sparisce nel nulla. Sul tavolo lascia la borsa, il cellulare e gli effetti personali.

Il mistero in un periodo di grande difficoltà per la coppia composta da Barbara e Roberto. Lei è un’amerina doc e negli ultimi tempi frequenta Carlo Barcherini, con cui ha una relazione. Lui, Roberto, ha un cognome pesante da portare. Ad Amelia è arrivato il 29 gennaio 1990 in quanto il padre Giuseppe, poi morto in un agguato mafioso, era sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con divieto di soggiorno a Reggio Calabria.

Prima che venga denunciata la scomparsa di Barbara passa qualche giorno. Poi i genitori e le sorelle si rivolgono a “Chi l’ha visto?” per chiedere aiuto.

Roberto, che si mostra molto preoccupato per le sorti di quella moglie con cui da tempo vive da separato in casa, si dice certo che si sia allontanata volontariamente per vivere in serenità la sua relazione con Carlo. Passano i giorni e gli investigatori si mettono a fare le pulci a Roberto,  da subito messo sotto la lente d’ingrandimento per via di quel precedente che peserà sulle indagini. La moglie di suo fratello, Angela Costantino, qualche anno prima era sparita nel nulla dopo essersi innamorata di un altro.

Pochi giorni dopo la sparizione di Barbara a uno dei figli della coppia arriva una cartolina da Firenze: «Ho bisogno di stare un po’ da sola. Baci, mamma». La perizia grafologica rivelerà che quella non è la calligrafia di Barbara.

Sono i mesi in cui la procura ternana, con un fascicolo per sequestro di persona aperto contro ignoti, indaga sul principale sospettato. E’ Roberto Lo Giudice. Mai iscritto nel registro degli indagati, viene sottoposto a intercettazioni telefoniche e ambientali. Quattro mesi dopo la scomparsa di Barbara il Suv di Roberto viene passato ai raggi x a caccia di tracce di sangue umano. L’auto gli verrà riconsegnata qualche tempo dopo perché all’interno ci sono solo tracce ematiche di cinghiale. Un classico per uno come Roberto, cacciatore da sempre.

I carabinieri di Amelia vanno avanti con le indagini ma la prova provata che Roberto abbia ucciso Barbara per gelosia e l’abbia fatta sparire non si trova.

Nel 2014, dopo 5 anni di indagini, il fascicolo sulla scomparsa viene archiviato dalla Procura di Terni.

La famiglia non si dà pace. Assistita da Giorgio Vasaturo e Enza Rando, legali di Libera, torna in tv e invoca di riaprire quelle indagini ipotizzando, alla luce della sorte toccata ad Angela Costantino, un delitto di ‘ndrangheta.

La svolta a luglio 2020. Quando i carabinieri di La Spezia notificano a Maurizio Lo Giudice, pentito di ‘ndrangheta, collaboratore di giustizia e fratello di Roberto, l’invito a comparire per l’interrogatorio.

Emerge che  negli uffici della procura per mesi si è lavorato su quelle carte impolverate che il procuratore, Alberto Liguori, ha tirato fuori dai cassetti per chiarire un giallo dai contorni inquietanti. Le carte restituiscono ripetute “intrusioni” sul pc di Barbara, un mese prima della scomparsa, ad opera di Roberto e Maurizio, i fratelli indagati per omicidio e occultamento di cadavere.

“Controlli” mirati, per l’accusa, a trovare conferme sulla relazione tra Barbara e Carlo. Il 30 marzo 2021 Roberto Lo Giudice viene prelevato da Montecampano e portato in carcere. Per l’accusa il giorno della scomparsa Barbara non uscì da casa con le sue gambe: sarebbe stata uccisa dal marito tra le 16 e le 17 e 30 di martedì 27 ottobre.

Un delitto perfetto, senza lasciare tracce né a casa e neppure nell’auto di lui. Che, come emergerà da un’inquietante intercettazione ambientale che ipotizza che Barbara sia stata sciolta nell’acido, insieme al fratello Maurizio si sarebbe occupato di far sparire il corpo.

La rilettura delle carte del 2009 porta alla luce i depistaggi ad opera del marito sul giallo di Barbara, inghiottita nel nulla. Viene dato valore ad un interrogatorio dell’epoca, quando un testimone invitò il carabiniere a “non perdere tempo” perché Barbara “ha fatto la stessa fine di Angela”.

Il resto per inchiodare Roberto emerge dal contributo di tre collaboratori di giustizia un tempo facenti parte del clan Lo Giudice, quelli delle bombe ai giudici di Reggio Calabria del 2010.

I colpi di scena non sono finiti. Il 22 aprile, dopo 23 giorni di cella, Roberto Lo Giudice lascia il carcere. Grazie al provvedimento del riesame che, sul ricorso presentato dai suoi avvocati, Giorgio Colangeli e Cristiano Conte, si pronuncia affermando che per Roberto “non sussiste un grave quadro indiziario ma solo meri sospetti”. Tesi sposata dalla Cassazione, secondo cui non ci sono prove che Barbara sia davvero morta.

Il resto è storia recente Il gip, pronunciandosi sulla richiesta di archiviazione, dice che l’indagine su Roberto deve andare avanti per altri sei mesi. Sette testimoni devono riferire sulla circostanza che la donna abbia chiesto alla sorella la pillola per non restare incinta in una relazione extraconiugale. Cosa che, per l’accusa, avrebbe scatenato la gelosia e il delitto d’onore.

Di nuovo ai raggi x, a caccia di tracce ematiche di Barbara, il Suv che Lo Giudice utilizzava quando la moglie fu inghiottita dal nulla. I nuovi accertamenti disposti dal gip in queste settimane impegnano gli investigatori incaricati dal procuratore, Alberto Liguori, di fare le ultime verifiche sulle accuse mosse a Roberto. Che a dicembre conoscerà il suo destino al termine di un'indagine lunga 13 anni.

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