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Amelia, città in lutto per Serena, la pallavolista morta nella schianto sulla A1

Amelia, città in lutto per Serena, la pallavolista morta nella schianto sulla A1
di Francesca Tomassini
3 Minuti di Lettura
Sabato 18 Giugno 2022, 11:05 - Ultimo aggiornamento: 13:08

AMELIA Un risveglio da incubo per Amelia. E' Serena Ursillo, l'insegnante di pallavolo all'Amerina volley, di musica, la batterista che ha suonato in mille serate, una delle due vittime del pauroso incidente che ieri ha tagliato in due l'autostrada del sole. Secondo una prima ricostruzione, intorno alle 14,30 fra i caselli autostradali di Fabro e Chiusi era in atto un rallentamento della viabilità.  Forse per un manovra azzardata, un autoarticolato ha tamponato violentemente due auto schiacciandole addosso a un altro mezzo pesante che le precedeva. Ed è proprio tra gli occupanti delle auto finite in mezzo al maxi tamponamento che il bilancio dell'incidente è apparso ai primi soccorritori subito gravissimo.

Stamattina, nell'incredulità generale la notizia si è diffusa in città alla velocità della luce. Originaria di Sant'Angelo Romano, Serena Ursillo, 37 anni, viveva ad Amelia da diversi anni. Qui aveva messo a frutto le sue due grandi passioni, la pallavolo e la musica. Allenatrice della squadra del minivolley e insegnante di batteria in una scuola privata e alla Casa del Sole. Un vulcano, una bomba di energia e allegria queste le parole che chiunque spende per descriverla. «Ieri mattina è venuta a fare colazione al bar dove lavoro  - racconta una delle mamme dei bambini della pallavolo- abbiamo chiacchierato, mi ha detto che si stava mettendo in viaggio, mai avrei pensato che sarebbe stata l'ultima volta chi l'avrei vista. Stamattina è stato uno shock». Sono in tanti a non riuscire a parlare, provati da una notizia che nessuno avrebbe voluto sentire. «Serena aveva già sofferto tanto - racconta un'amica - un anno e mezzo fa aveva perso il compagno per una malattia improvvisa». Ma era rimasta lì, nella casa di Montecampano che avevano messo su insieme e in cui avevano pensato di mettere su famiglia, continuando a fare quello che amava per trovare la forza di andare avanti. «Mi ricordo - ricorda commosso il musicista Walter Sacripanti di cui era assistente - che non aveva voluto il silenzio, si era circondata di musica, dei ragazzini con cui era capace di instaurare un rapporto unico. Per questo anche adesso, in un momento così doloroso, tutti noi, per onorare la sua passione e il suo talento, dobbiamo continuare a suonare. Lei non vorrebbe il silenzio». 

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