Aeroporto San Francesco, ecco 18 milioni per far volare Perugia: quanto sborsano i Comuni. Ma servono cinque rotte e un piano per l'inverno

Aeroporto San Francesco, ecco 18 milioni per far volare Perugia: quanto sborsano i Comuni. Ma servono cinque rotte e un piano per l'inverno
di Egle Priolo
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Mercoledì 1 Dicembre 2021, 08:30

PERUGIA - Per far prendere il volo all'aeroporto San Francesco finiranno sul piatto 18 milioni in tre anni. Un investimento da sei milioni l'anno (quasi il triplo delle ere passate) e una scommessa per forza da vincere a cui adesso deve rispondere la Sase. Con un piano industriale aggiornato, un totale di sedici rotte (e non una di meno) tra Italia ed Europa, dimostrando una capacità di trattativa da grandi e anche senza la chioccia Regione a indicare - davvero - la rotta. L'aria che spira da palazzo Donini, in fondo, è questa: il nostro lo stiamo facendo, i soldi ci sono da subito, adesso però andiamo a vincere.

Levati i convenevoli, sarà questo il tema della prossima assemblea dei soci dell'aeroporto in programma il 6 dicembre. La Regione, forte del suo quasi 80 per cento di quote (attraverso Sviluppumbria), dovrà sì dare l'indirizzo ma poi toccherà alla Sase tirare fuori dal cilindro – in tempi stretti, si sibila su corso Vannucci - un nuovo piano industriale che dimostri che con l'aeroporto non si gioca più. Adesso si deve volare.
Così, dopo aver dimostrato di riuscire a presentarsi alle riunioni con il carnet degli assegni in mano, la Regione già da gennaio inizierà a versare i quattro milioni all'anno (per tre anni) deliberati nei giorni scorsi. A cui si aggiunge il milione di euro messo sul piatto dalla Fondazione Cassa di risparmio di Perugia. Con il resto dei soci, in particolare la Camera di commercio e il suo 10 per cento di quote, il Comune di Perugia (6,2) e di Assisi (4,8), che dovranno dividersi l'esborso di un milione all'anno. E se palazzo Donini ha già conservato i soldi nel salvadanaio, con i tre milioni e mezzo di risparmi sul trasporto pubblico e l'altro milioncino da sempre destinato al San Francesco, la domanda che serpeggia è se proprio i Comuni hanno da subito questa disponibilità. Assisi, per esempio, dovrà considerare un totale di 600mila euro in tre anni, soprattutto dopo il raddoppio delle quote deciso questa estate: un sacrificio importante che però, se tutto andasse come pianificato, tornerebbe in parte nelle casse comunali puntando su addizionali ma soprattutto ricadute turistiche. O almeno è questo il piano. Chi sa far di conto, infatti, ragiona così: se 100mila passeggeri l'anno significano 40 milioni di Pil, raggiungere l'obiettivo di 500mila transiti fa 200 milioni. Che equivalgono a 80 milioni di introiti fiscali: se il 3 per cento e spicci finisce alla Regione, in pratica palazzo Donini ne mette 4 e ne riprende 2,4. Un conto certamente meno conveniente per le amministrazioni comunali, ma il senso è chiaro: facciamo girare l'economia e cresciamo tutti.
Come? Adesso ci pensa la Sase, consolidando gli sforzi fatti finora. Ottime le 9 rotte portate a casa (ultime arrivate Bucarest e Vienna), ma da marzo e per un'estate da far volare bisogna raggiungere quota 16. Calcolando i due hub internazionali da appuntarsi con orgoglio sul bavero, ne mancano cinque: immancabili rotte in Italia, ma se la parola d'ordine è incoming bisogna ampliare il mirino sull'Europa. Forse Parigi costa troppo (e dal punto di vista turistico magari non è un must have), ma palazzo Donini sogna qualche altra capitale, da Varsavia a Mosca perché no?, perché Perugia non sia più solo la città «near Assisi». Con uno sguardo all'inverno, perché umbri e turisti non vanno certo in letargo.
Un impegno importante, da non vivere con la pressione del banco di prova ma la consapevolezza di essere il numero su cui si punta. Oltre a una granitica e tranquillizzante certezza: squadra vincente non si cambia. Almeno per ora.

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