CORONAVIRUS

Morto l'avvocato Massimo Proietti, il ricordo di un collega: «Hai vinto un'altra causa»

Venerdì 4 Dicembre 2020 di Alessandro Sgrigna

TERNI - "Che strano. Appena otto mesi fa ho avuto modo di intervenire pubblicamente con una riflessione in merito alle conseguenze dei provvedimenti normativi adottati dal Governo in materia di emergenza sanitaria, stimolato proprio da alcune considerazioni del collega, Massimo Proietti. Oggi, a poche ore dalla sua morte proprio in conseguenza del coronavirus, sento nuovamente questo bisogno, provocato dal triste esito della sua malattia.

Non avevo un rapporto personale con Massimo, pur conoscendolo da oltre vent’anni. Per me era uno dei "tanti colleghi"; pochi incontri professionali, qualche scambio di battute dentro o fuori del tribunale e nulla più. Dunque non sono la persona giusta per parlare di lui e non lo farò, anche perché ritengo che l’uomo e il professionista che era, siano stati perfettamente descritti nel corso degli interventi che si sono susseguiti subito dopo la celebrazione delle esequie, da parte di chi lo aveva accanto tutti i giorni.

Ma una cosa non posso trattenere: Massimo non era una di quelle persone che, a primo acchito, aveva suscitato in me sentimenti di simpatia. Non ho alcuna difficoltà a “confessarlo” perché ormai lo sa anche lui. Forse è questo il motivo per cui la sua morte mi ha particolarmente scosso; mi sono sentito in difetto e ho avuto come l’impulso di dovergli restituire qualcosa.

Non appena ho appreso la notizia, sono cominciati ad arrivare alcuni messaggi in una chat che condivido con alcuni colleghi, i quali manifestavano un profondo cordoglio. Volevo unirmi a questo triste coro e così ho condiviso la prima cosa che mi è venuta in mente, le parole stupende del Salmo 8: “che cos’è l’uomo perché te ne ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne curi…….”? Il salmo, uno dei più belli, loda la grandezza del nome di Dio, che ha fatto l’uomo “poco meno degli angeli”. “Di gloria e di onore lo hai coronato; gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi”.

Ecco in quel momento ho avuto la sensazione che Massimo stesse vincendo un’altra causa, proprio contro di me (e mai una sconfitta è stata tanto dolce). Mi stava ricordando che tutto ciò che abbiamo e possediamo è pura grazia, perché è dato, è donato; noi dobbiamo soltanto farlo fruttare, così come ha fatto lui nel corso della sua vita. L’uomo dipende e nella dipendenza trova la sua consistenza. Questa coscienza è l’unica cosa che può strapparmi dal nulla e dal senso di vuoto che, in un periodo drammatico come quello che stiamo vivendo, ci pervade. Chapeau, avvocato Proietti!

La mia partecipazione al funerale e la preghiera è stato il modo con cui ho provato a restituirgli quel qualcosa, soprattutto in questo momento in cui è grande la mia riconoscenza. La sua morte, per me, non è stata inutile e può apparire incredibile, ma proprio il giorno della sua morte, misteriosamente, siamo diventati amici. Perché un amico è, non tanto e non solo, colui col quale puoi confidarti o una spalla su cui piangere; un amico è soprattutto uno che ti indica la strada verso il compimento del tuo destino.

Padre Angelo, il sacerdote che ha celebrato il funerale, nonché cappellano dell’ospedale di Terni, ha ricordato che Massimo aveva chiesto e ricevuto i sacramenti e quindi è morto in grazia di Dio. Ha vinto la sua causa più importante e questo è ciò che può aiutare tutti a lenire il dolore per la sua perdita. E allora riposa in pace.......amico mio!

                                                                                                                                     Avvocato del foro di Terni

Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre, 00:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA