GOVERNO

Aborto in day hospital, il ministro Speranza
chiede parere al Consiglio Superiore di Sanità

Mercoledì 17 Giugno 2020 di Federico Fabrizi
PERUGIA - ll ministro della Salute Roberto Speranza ha richiesto un parere al Consiglio superiore di sanità «alla luce delle più recenti evidenze scientifiche in merito alla interruzione volontaria di gravidanza con il metodo farmacologico... l’ultimo parere in materia era stato espresso dal Css nel 2010», sottolinea una nota del ministero Salute. La delibera Tesei-Coletto che segna lo stop all’aborto in day hospital diventa a tutti gli effetti un caso nazionale.
«Sono trascorsi 10 anni esatti da quando, su richiesta del Consiglio superiore di sanità, una apposita commissione emanò le linee guida ministeriali per l’utilizzo della Ru486. In questi 10 anni nessun evento avverso ha evidenziato la necessità di ricoveri ospedalieri per l’utilizzo della cosiddetta pillola abortiva. Stupisce dunque la decisione della Regione Umbria di indicare in tre giorni di ricovero ospedaliero le condizioni per il ricorso alla Ivg farmacologica», aggiunge la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa.
Sulla questione è arrivato ieri anche il tweet del vice ministro all’economia Laura Castelli: «I diritti delle donne non si toccano. La Legge 194 va rispettata e applicata, anche dalle Regioni. A partire dall’Umbria, dove una donna (ed è la cosa che mi lascia più perplessa) pensa di farci tornare indietro nel tempo di oltre 40 anni. #Aborto».
Altro tweet, da Nino Cartabellotta, presidente di Fondazione Gimbe:«Commento tecnico sull’ aborto farmacologico in ospedale. Aumenta sicurezza per la donna? No. Aumenta costi sanità pubblica? Sì. Tutela maggiormente salute donna? No».
E il tono della polemica politica resta alto: «La decisione della Regione di impedire l’uso di Ru486 senza ricovero ospedaliero è molto grave e rappresenta una cambiale che la presidente Tesei paga alle forze più oscurantiste che la sostengono - tuona il commissario del Pd Walter Verini - altro che tutela della salute: la verità è che sono forze che non si rassegnano all’idea di una società nella quale le donne possano scegliere. Forze che contrastano chi si batte per una società non più patriarcale e maschilista ma fondata sulla parità di genere. Che non si rassegnano, per esempio, all’affermazione delle Unioni civili e che in queste ore si battono anche contro una legge civile che contrasti l’omotransfobia. Il Pd ha presentato una interrogazione parlamentare al Ministro Speranza, perché si garantiscano i diritti delle donne, anche davanti a scelte difficili e dolorose. Ma il cammino dei diritti non può essere interrotto da una destra che alza barriere anacronistiche». Ultimo aggiornamento: 14:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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