SANREMO 2020

Sanremo, vince Diodato nel festival della politica show e degli imbucati Rai

Domenica 9 Febbraio 2020 di Mario Ajello
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Che Italia l'Italia di famiglie e di famigli che ha messo il suo vecchio timbro sull'innovazione mancata di un festival che prometteva poco e non ha mantenuto niente. Se non quel suo carattere politicissimo - l'esaltazione dei nuovi padroni in rosso-giallo e della cultura mainstream di cui sono causa e effetto - fatto passare per presunta impoliticità. Non doveva essere il Sanremo in cui «parlano le canzoni»? Macché, parlano le inquadrature. E finisce immortalata quasi più la segretaria del Cda della Rai piuttosto che Achille Lauro; il galoppino del Settimo Piano svetta rispetto a Irene Grandi; il gran commis di Viale Mazzini, con tutta la sua prima, seconda e terza fila di parenti e di accompagnatori in poltronissima in modalità tengo famiglia e tengo partito (ma all'uopo lo posso pure cambiare), che primeggia sulle schitarrate finto hard di Anastasio. 

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Quanta folla di papaveri e di notabili Rai al centro della scena e se Andreotti ironizzò sul famoso viaggio in Cina di Craxi accompagnato dalla sua interminabile corte («Craxi è partito con tutti i suoi cari») si potrebbe, anche se il livello non è quello e qui si tratta non di global ma di local o di casereccio, riadattare quella battuta al caso della riviera in cui non solo Romina e Al Bano hanno portato la figlia e la Leotta ha portato mammà ma così hanno fatto anche, tra congiunti e clientes, molti di quelli arrivati da Roma Prati. E tutti insieme a specchiarsi in una rappresentazione d'antan di come una volta era il potere e adesso lo è ancora di più. Appannaggio di una svagata nomenklatura in gita in Riviera che non vede l'ora d'intonare e di ballare, sotto l'occhio compiaciuto della telecamera aziendale, Felicità, o di bearsi della standing ovation rivolta a se stessi per essere incappati nel miracolo di un record d'ascolti che dovrebbe salvare la missione pur essendo farlocco. Ma chi paga? La paga il canone questa maxi-trasferta? Loro dicono che non sborsa l'erario. Ma chissà e si sa come funzionano queste cose: ci si arrangia. Quel che colpisce è l'irresponsabilità dell'allestire uno spettacolo nello spettacolo - ossia lo show degli ottimati che sorridono e si pavoneggiano in mezzo a un mare di canzoni mediocri e di invadente politica subliminale - invece di restare inchiodati al tavolino di lavoro a cercare di risolvere il bilancio della Rai che segna meno 65 milioni di euro. 
 

 

STRAPAESE
Lontani i tempi in cui i dg Gubitosi e Campo dall'Orto avevano optato per una sobrietà istituzionale, riducendo al minimo le scampagnate in direzione Ariston. Adesso, invece, occhio alla presenza fissa in poltroncina vip e con marito al seguito di Beatrice Coletti, Cda Rai quota 5 stelle, e siamo all'anti-casta che si fa casta nel migliore dei mondi e dei festival possibili. Quello che doveva rappresentare il nuovo (ma con i Ricchi e Poveri come si fa?) e si rivela la consueta messinscena, più insincera di altre volte, del pensiero unico e unificante del politicamente corretto. 

Si parla sempre e mai così tanto del passo indietro della politica. Qui invece la politica ha fatto il suo allegro trenino. E se, come diceva Ennio Flaiano, «l'Italia è la penisola dove sono accampati gli italiani», Sanremo è dove sono accampati dirigenti, graduati e imbucati Rai, e non c'è più Strapaese di questo. 

Ultimo aggiornamento: 10:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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