SANREMO 2020

Sanremo, risparmiateci l'assurdo derby tra Rita e Rula

Mercoledì 8 Gennaio 2020 di Mario Ajello

Tu per chi tiferai, per Rita o per Rula? Oddio, no: speriamo che non si risolva in un derby tra Pavone e Jebreal il festival di Sanremo. Una volta tanto la Rai, dopo i soliti pasticci, la brutta partenza e magari altre complicazioni, ha deciso per il compromesso storico.
E una volta tanto che la Rai ha deciso per il compromesso storico - entrambe sono protagoniste al teatro Ariston - sarebbe assurdo innescare l'ennesima parodia di guerra civile. Con lo scontro tra i presunti vecchi italiani innamorati di Rita, del Geghegé e Come te non c'è nessuno e i presunti nuovi italiani che spasimano per l'esotismo multi-culti di Jebreal.

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Il fatto che la Pavone, che ha venduto 100 volte di più di tutti gli altri cantanti in gara, una delle poche a entrare nelle classifiche internazionali, venga insultata come «sovranista» e perfino derisa per il suo aspetto e per la sua età, rende l'idea di che cosa sia diventato questo Paese. Lo stesso che si spaventa perché la Jebreal - la quale comunque ha quello snobismo glamour che può risultare antipatico e un respingente senso di superiorità politicamente corretto - va sul palco a parlare della violenza contro le donne che, a prescindere da chi lo affronta (perché proprio Rula? Forse anche perché è molto bella), è un tema di assoluto interesse nazionalpopolare. Stavolta per miracolo la Rai fa il suo mestiere, che è quello di essere culturalmente pluralista e di dare spazio a più voci possibili nel rispetto del servizio pubblico, e guai a rovinare questa fortuna, facendosi risucchiare dall'istinto della divisione e del reciproco insulto da stadio.
Sarebbe imbarazzante e poco patriottico gridare io sto con l'anziana e io con la giovane, io con la cantante e io con l'opinionista, io con l'Italia traditional e io con l'Italia nuovista (ammesso che la Rula la rappresenti e guai a fare un comizietto alla Gad Lerner), io con Pel di carota e io con la mora, io con l'arci-italiana e io con la mondialista. La partita di pallone resti insomma quel vecchio hit di Rita e non diventi il format della nuova divisione viscerale. Anche perché, c'è da giurarci, alla fine se proprio derby dovrà essere lo vincerebbe - essendo un'icona da sempre - Rita. Ed è triste in queste ore vedere sui social le offese che riceve.
Rita Pavone ha detto una volta che i porti chiusi non le dispiacciono, ha definito Greta - ma poi si è scusata - «quella bimba con le treccine che sembra un personaggio horror» e questo le sta ingiustamente attirando addosso accuse di «salvinismo» (suvvia!) e addirittura di «fascismo» (ma davero davero?, come si dice a Roma). Quando invece la Pavone è il classico personaggio mainstream («Non sono né di destra né di sinistra») e l'arancione per eccellenza.
È vero che in Italia si fa derby su tutto. Ma provare almeno una volta a smentire il carattere nazionale, sarebbe una bella sfida e un gran spettacolo.

Ultimo aggiornamento: 08:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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