Netflix prepara il decollo in streaming: eventi live e partecipazione del pubblico

Netflix si prepara allo streaming
di Leonardo Jattarelli
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Martedì 17 Maggio 2022, 15:14

Arrivano notizie sempre contrastanti ultimamente dall’universo Netflix. Infatti, se nelle settimane passate le cifre degli abbonati non andavano a favore della major, l’arrivo a Roma la settimana scorsa del Ceo e fondatore Reed Hastings aveva portato una ventata di ottmismo quando aveva parlato, almeno per l’Italia, di cinque milioni di abbonati. Oggi, ecco arrivare l’altra novità, per la verità abbastanza attesa e della quale già si mormorava da tempo, di Netflix che si prepara a esplorare il bello della diretta.

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Il colosso dello streaming, secondo quanto ha appreso il sito di notizie di spettacolo “Deadline”, starebbe infatti studiando meccanismi per proporre reality show senza vero copione e special di comici «live» ai suoi milioni di abbonati. Il progetto, dopo anni passati a costruire sottoscrizioni basate sulla programmazione a richiesta, permetterebbe a Netflix di far votare il pubblico in diretta per competizioni e gare di talenti come il prossimo concorso di ballo dal titolo “Dance 100” di Studio Lambert. Potrebbe anche fare da piattaforma al festival “Netflix is a Joke”, un evento dal vivo che ha portato alla Hollywood Bowl di Los Angeles circa 300 comici stand-up come Dave Chappelle, Larry David, Chris Rock e Pete Davidson. 

L’idea iniziale era di mandare in streaming 12 degli show filmati in esclusiva (agli spettatori era stato bloccato l’uso del cellulare), ma in futuro si potrebbe pensare alla trasmissione in diretta, sia pure con una manciata di secondi di ritardo nel caso in cui uno show “a rischio” inviti i censori a mettere il video in pausa. Altre opzioni tuttora in fase preliminare di sviluppo includono riunioni in diretta di show come il reality “Selling Sunset” che ha da poco messo in streaming uno special «homecoming» del cast per la sua quinta stagione. Lo streaming in diretta offre inoltre la possibilità di ordinare serie non sceneggiate in linea con quanto fanno i network, ad esempio la Abc con “American Idol” e “Dancing with the Stars” ora su Disney +. 
Deadline, annunciando i piani, si è chiesto se e quando la diretta in streaming potrà essere applicata allo sport, sulla scia del recente successo della serie sulla Formula 1 “Drive To Survive”. Ma il sito esclude che questo sia nelle carte, almeno per il momento. E in un altro sviluppo per Netflix, i vertici della piattaforma hanno aggiornato le linee guida culturali della società aggiungendo una sezione sulla «espressione artistica» in cui si afferma che «sono gli spettatori a decidere cosa è giusto per loro». Un messaggio ai dipendenti, che di recente hanno protestato per show come quello a contenuti omofobici e anti-trans del comico Chappelle: «A seconda del ruolo, potreste trovarvi a lavorare su titoli che giudicate dannosi. Ma se trovate difficile sostenere un catalogo ampio come il nostro, Netflix potrebbe non essere il posto migliore per voi» hanno sentenziato i vertici della major.

I NUMERI DELLA CRISI


Come dicevamo, l’apertura allo streaming di Netflix arriva a ruota di cifre quantomai deludenti sul tavolo. Infatti, per la prima volta dall’ottobre 2011, Netflix ha chiuso un trimestre in negativo, passando, tra gennaio e marzo, a un totale di 221,6 milioni di abbonati rispetto ai 221,8 milioni dei tre mesi precedenti. A comunicarlo era stata la stessa azienda, durante la consueta relazione trimestrale con i propri azionisti: sotto le stime anche i ricavi, con un utile scivolato a 1,6 miliardi (1,480 miliardi di euro) dagli 1,71 dello stesso periodo dell’anno precedente, per un calo del 6,4%. E tutto ciò nonostante i mesi presi in considerazione siano quelli durante i quali la piattaforma ha lanciato prodotti molto attesi dagli abbonati, come la seconda stagione della serie Bridgerton e il film The Adam Project. Inevitabile era stato l’effetto domino su Wall Street, dove la notizia della fuga di utenti non solo aveva fatto affondare il titolo in borsa, arrivato a perdere 58 miliardi di capitalizzazione e oltre il 30% del suo valore, ma a cascata aveva danneggiato anche Disney, titolare della piattaforma concorrente Disney+, i cui titoli avevano ceduto il 5%, Roku (-6%) e Warner Bros Discovery (-3,5%).

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