Muti e la cultura sparita dalla tv, Ferrarotti: «Non ha torto»

Domenica 19 Gennaio 2020
Muti e la cultura sparita dalla tv, Ferrarotti: «Non ha torto»

Muti e la cultura sparita dalla tv, Ferrarotti  interviene nella polemica. «Al di là di qualche suo eccesso narcisistico o egocentrico, il Maestro Riccardo Muti non ha torto quando esorta la Tv a non confondere con la cultura ciò che si può riportare tutt'al più a uno stile di vita, come la gastronomia o la moda ad esempio: anche esse meritano il massimo rispetto e riguardo, non a caso persino la pizza è entrata a far parte del patrimonio Unesco, ma non equipariamole alla musica e all'arte, alla letteratura e alla filosofia». È quanto osserva  il
decano dei sociologi italiani, Franco Ferrarotti, a proposito della polemica sollevata dal direttore d'orchestra sui troppi programmi televisivi dedicati alla cucina.

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«Riccardo Muti vede, non a torto, questo declino culturale anche nelle proposte della televisione, dove non c'è dubbio che vi sia un'invasione o, se si vuole essere meno drastici, una sovrabbondanza di programmi dedicati ai cuochi, spesso neanche divulgativi ma semplicemente oggetto di concorsi, di gare e di quiz. Non è la prima
volta - ricorda il sociologo - che Muti solleva ed esprime critiche acerbe sul concetto di "italianità" equiparato a quello di "superficialità" e, del resto, se una volta dire di una cosa che era fatta "all'italiana" era un complimento, un riconoscimento, ora assume più un significato denigratorio».

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Ferrarotti lamenta che «oggi, la cultura intesa come struttura di significati e di valori che vanno coltivati, come
progetto e scelta di vita, viene troppo facilmente paragonata e degradata allo stile di vita, che è importante e utile ma è tutta un'altra cosa. E, non a caso, le pagine culturali dei giornali oggi sono associate a quelle degli spettacoli e comprendono spesso articoli di moda o di gastronomia, di "stile" insomma più che di "cultura" in senso stretto e nobile della parola. Anche perché - avverte Ferrarotti - se tutto diventa cultura, allora niente è più cultura...».

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