Il Collegio, i ragazzi di oggi nel '68 tra educazione civica e rivoluzione

Mercoledì 13 Febbraio 2019 di Ilaria Ravarino
Quotidiani: non pervenuti. Funzioni del Parlamento: sconosciute. Definizione di democrazia: La democrazia è una legge che aiuta i cittadini onesti. In partenza stasera, e poi ogni martedì per cinque puntate su Rai2, la terza edizione del reality-esperimento Il Collegio cambia ambientazione e punta a mettere fin da subito il dito nella piaga didattica più dibattuta del momento: l'educazione civica.

LA MATERIA
In perfetta sincronia con il Parlamento, dove si discute per reintrodurre la materia nelle scuole, il reality di Rai2 gioca a trasportare una ventina di ragazzi in un collegio del 1968, anno in cui l'educazione civica, insieme a quella artistica, erano appena entrate nei programmi didattici. Ed è evidente fin dai primi minuti dello show che gli studenti-concorrenti, costretti a sopravvivere per un mese sottostando alle regole scolastiche e disciplinari di cinquant'anni fa, hanno più di una lacuna nell'esporre regole e forme della cittadinanza. «Paradossalmente, proprio ora che non devono più sforzarsi a cercare le informazioni, i ragazzi sono come bloccati -  spiegano Roberta Briguglia, direttore contenuti di Magnolia-Banijay Group, e Paolo Dago, curatore del programma - perché manca loro l'abitudine ad approfondire le notizie. E quindi sono meno consapevoli, informati e maturi dei loro coetanei di cinquant'anni fa».


Nato da un format internazionale, Le Pensionnat - That'll teach'em, adattato anche in Spagna, in Inghilterra e in Francia, Il Collegio italiano è il primo a fare i conti, dopo le edizioni ambientate nel 1960 e nel 1961, con il turbolento anno 1968. «Ci interessava studiare il rapporto dei ragazzi con l'ideologia, senza farne una questione di destra e di sinistra, di appartenenza politica. Abbiamo osservato il loro approccio all'autorità, la loro disponibilità al confronto. Sono completamente disabituati alla discussione, molto egoriferiti».

LE REGOLE
Non tutti, naturalmente. Nell'edizione di quest'anno, dicono i curatori, «abbiamo inserito di proposito anche qualche ragazzo più consapevole»: è il caso di Riccardo, attivista ed ex vittima di bullismo, o di Nicole, femminista determinata a portare il tema dell'emancipazione al centro dello show.
Cambiano, con il passaggio al 1968, alcune regole del programma: divise con cravatta per i ragazzi, niente tacchi per le ragazze, trecce per lei e capelli a spazzola per lui, olio di fegato di merluzzo per tutti, dischi dei Doors e dei Pink Floyd a fare da (eccellente) colonna sonora.

IL CONVITTO
Resta invece identica la forma: la location del cinquecentesco Collegio Convitto di Celana, la voce fuori campo di Giancarlo Magalli, l'uso delle Teche Rai a supporto documentaristico. E si conferma la dinamica studenti-insegnanti alla base del gioco: un preside, sette professori, due sorveglianti, 18 ragazzi e un ciclo di lezioni che terminerà con il temuto esame di licenza media. Fuori chi non ce la fa, chi non sta alle regole, chi bara introducendo nel collegio oggetti banditi: merendine, trucchi, computer e - soprattutto - cellulari. «Dopo tre anni di esperimento abbiamo imparato che il fulcro di questi ragazzi è il cellulare. Per loro è la vita. Serve a comunicare i sentimenti, fa da cordone ombelicale con i genitori. Aumenta terribilmente la loro fragilità».

Intanto loro, gli adolescenti, Il Collegio lo hanno già promosso: le edizioni precedenti hanno registrato uno share del 23,2% sugli 11-14enni, «segno che il programma - dicono da Rai2 - sta aprendo la rete ai giovani».

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