Gomorra 5, il finale spiegato da Marco D’Amore e Salvatore Esposito

L’ascesa e la caduta degli amici nemici camorristi Ciro Di Marzio e Genny Savastano

Gomorra 5, il finale spiegato da Marco D Amore e Salvatore Esposito
di Ilaria Ravarino
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Sabato 18 Dicembre 2021, 00:18 - Ultimo aggiornamento: 20 Dicembre, 17:16

Una sparatoria di 15 minuti mette la parola fine alla saga criminale più famosa della tv degli ultimi anni: è finita stanotte, con una doppia esecuzione in coda alla decima puntata, la quinta (e ultima) stagione di Gomorra, la serie Sky in onda dal 2014 sull’ascesa e la caduta degli amici nemici camorristi Ciro Di Marzio (Marco D’Amore) e Genny Savastano (Salvatore Esposito).

È finita davvero o Ciro l’immortale tornerà? 

Marco D’Amore: No no, Ciro non si rialza. Non esiste la possibilità. L’immagine finale sgombera ogni dubbio. In calce al titolo abbiamo voluto scrivere “ultima stagione” perché non vogliamo prendere in giro nessuno. È finita.

Salvatore Esposito: È la fine, l’hanno detto i produttori. E se lo dicono loro…

Come vi sentite?

Marco D’Amore: In pace con me stesso, non ho rimorsi. Ho dato tutto, emotivamente e fisicamente. Provo gratitudine per Ciro. E questa fine, che arriva proprio quando compio 40 anni, mi fa pensare che sia il momento di guardare al futuro.

Salvatore Esposito: Io ho provato rabbia e tristezza, perché finisce uno dei miei progetti preferiti. Ma spero che alla fine prevalga nel pubblico la gioia di aver vissuto una grande serie accanto a grandi personaggi. Mi aspetto grande emozione da parte dei fan.

Non avete paura che il pubblico ci rimanga male?

Marco D’amore: A me farebbe piacere se Gomorra dovesse finire nell’antologia dei finali che accontentano e scontentano insieme il pubblico. Penso al finale de Il Trono di Spade, o a quello di Breaking Bad. Spero però che alla gente resti qualcosa anche del percorso che abbiamo compiuto in questi anni, specialmente in quest’ultima stagione in cui abbiamo cercato di alzare ulteriormente l’asticella della qualità. E poi, in fondo, c’è pure gente che si dice delusa del finale di Amleto.

 

Lo sapevate fin dall’inizio che sarebbe andata così?

Marco D’Amore: Ci sono state tantissime discussioni tra produttori, broadcaster e registi. La più grande battaglia che ho ingaggiato io, dal punto di vista narrativo, è stata quella per fare il film L’Immortale, lo spin off su Ciro, che è andato benissimo. Ma su come dovesse finire la serie, la decisione è stata unanime.

Il momento più bello?

Marco D’Amore: in questa stagione il picco è riassunto della battuta di Ciro, quando dice a Gennaro che quando un figlio ti muore continui a sentire l’odore della sua carne. Spingere quel personaggio a sentire quel brivido, e poi fare la differenza non portando a termine l’atto, è un momento altissimo di un personaggio che resta, sempre e comunque, negativo.

Gomorra è stata una cattiva maestra?

Salvatore Esposito: Ma come si fa a pensare che Gomorra invogli la gente a tifare per la camorra, quando i nostri personaggi non sono mai felici? Genny ride solo all’inizio, quando è un ragazzo paffutello e va in discoteca per divertirsi e rimorchiare. Da quando diventa un mostro non ha mai più sorriso.

Cosa farete dopo?

Marco D’Amore: Ho camminato spalla a spalla con Ciro per tanti anni e ora ce ne andiamo in direzioni opposte. Ho sempre condotto una carriera parallela a Gomorra e non sento il bisogno di un gesto di rottura per mettermi alle spalle il personaggio. A gennaio girerò un docufilm molto ambizioso sulla Napoli esoterica, nel sottosuolo della città. E sto lavorando anche al secondo film da regista, di finzione, che girerò a settembre.

Salvatore Esposito: Sto sviluppando con Lucisano Media Group la serie tratta dal mio romanzo Lo sciamano. E ho progetti all’estero, negli Stati Uniti, per riprendere i discorsi lasciati in sospeso dopo Fargo. Non mi pongo limiti e non vivo nella paura di non fare altro per colpa di Genny.

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