Giacobbo torna con "Freedom" e va alla scoperta dell'antico Egitto

Giovedì 16 Maggio 2019 di Ilaria Ravarino
Giacobbo torna con "Freedom" e va alla scoperta dell'antico Egitto

Ha scalato una piramide, sorvolato il Triangolo delle Bermude, è sopravvissuto a una frana nella tomba di un faraone. Ha impugnato le chiavi della sfinge, accarezzato le pantofole di Tutankhamon, e in quasi vent’anni di onorato servizio tra caverne, gallerie e pertugi antichi, si è fratturato una spalla, la mandibola, le caviglie e le ginocchia. Senza contare quando si è spezzato una costola in Sardegna, per uscire da un tunnel poco più largo della sua testa. «Quella - giura chi lo conosce bene - è stata l’unica volta in cui ha avuto davvero paura». 

Cinquantasette anni, 27 dei quali in Rai (da autore, conduttore e vicedirettore di Rai2) prima del passaggio a Mediaset nel 2018, Roberto Giacobbo si prepara a tornare in tv con la seconda stagione di Freedom, otto puntate dedicate ai misteri della storia e dell’archeologia trasmesse da Rete 4 a partire dal 22: «Il giorno di Santa Rita - fa notare lui, fregandosi le mani con gusto - la santa dell’impossibile. Una bella coincidenza, no?». Accanto al conduttore-condottiero ritornerà la troupe dell’edizione precedente, i 14 giacobbers impiegati per le riprese esterne e Irene Bellini, coautrice del programma e moglie - un po’ rassegnata, un po’ divertita, molto paziente - dell’Indiana Jones di Rete 4. «Finalmente al mio fianco», dice lui, che per anni - lavorando in un’azienda pubblica - si era autoimposto la separazione di carriere.

Quattro o cinque saranno i reportage previsti per ogni puntata, con molti servizi dall’Italia (nel primo episodio le saline pugliesi, un acquedotto romano, l’Abruzzo dei frati eremiti) e sempre un focus sull’Egitto, paese che Giacobbo frequenta da 23 anni, che ama come un fan e che lo scorso weekend gli ha tributato una serata evento al Cairo, alla presenza della ministra del turismo Rania al-Mashat. Per la nuova stagione di Freedom, del resto, il conduttore ha trascorso nel paese africano 19 giorni, esplorandolo da sud a nord, spesso accompagnato dall’archeologo Zahi Hawass - noto alla cronaca italiana soprattutto per aver dato dell’idiota al calciatore Messi e storica spalla di Giacobbo nell’apertura di tombe, esplorazioni, tragedie sfiorate e incontri ravvicinati con i serpenti («Vi ho detto cosa è successo mentre camminavamo nel tunnel dietro al Sarcofago di Seti?»). Parafrasando Harrison Ford: la X, per Giacobbo, è sempre il posto dove divulgare. Divulgare possibilmente su Mediaset, che ha promosso il programma sia dal punto di vista del budget («Le puntate di Freedom rispettano la media delle prime serate di Rete 4 - fa sapere il direttore di Rete 4 Sebastiano Lombardi - che fa del contenimento costi un punto d’orgoglio») che degli ascolti: «La prima stagione è andata meglio di quanto pensassimo, abbiamo tenuto una media del 6%. Siamo partiti con umiltà, considerato il cambio di look della rete. Su internet il nostro gradimento è al 99%. Ma non pretendiamo di essere i più visti». Giacobbo, del resto, l’aveva detto subito: «Non sarò un anti-Angela». E anche se sul competitor non si lascia scappare una parola, «un conto è lanciare i servizi da studio - ripete spesso - un altro è partire ed esplorare i luoghi per davvero». A buon divulgator, poche parole.

Crozza, che lo dipinge come un simpatico pallonaro, lo ha ribattezzato Kazzenberg. Ma gli aneddoti che racconta Giacobbo - e che racconta sempre, appena può, col piglio del compagno di classe che si fa volere bene - tutti giurano che siano veri. «Insieme a lui ho visto aprire una tomba davanti ai miei occhi, il muro che crolla e il sarcofago dietro», racconta uno degli storici operatori, Omar, al seguito di Giacobbo anche nella serata del Cairo. Qui, davanti a un piccolo palco, sono state proiettate le immagini del programma davanti alla ministra Rania al-Mashat, alla troupe e ad alcuni degli uomini più ricchi d’Egitto: «Il turismo è un ponte tra le culture, abbiamo iniziato un grande rilancio del paese - ha detto la politica, aprendo la serata -. Speriamo in una ripresa del turismo italiano, anche tramite programmi come questo». Certo c’è ancora un mistero, quello sulla morte di Giulio Regeni, di cui nessuno sembra avere gran voglia di parlare. «Cosa sia successo non lo sanno gli italiani e nemmeno gli egiziani - è l’unico commento concesso, durante l’evento del Cairo, da al-Mashat - È una storia molto triste. Ma con l’italia abbiamo molti affari in ballo, dobbiamo andare avanti. Anche se questo non significa mettersi alle spalle la vicenda».

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